Contraddizioni: Vuoi pagare meno imposte? Divorzia, dice il fisco

Il Moige denuncia come con la separazione sia possibile dedurre integralmente l’assegno di mantenimento dell’ex coniuge, il quale deve dichiararlo ma se non ha altri redditi pagherà un’aliquota decisamente minore. Così il sistema tributario anziché sostenere il matrimonio sembra spingere verso il divorzio. Anche ‘finto’, tanto per risparmiare qualche migliaio di euro l’anno

Se ci si mette anche il fisco a fare il diavoletto fra moglie e marito, allora per il futuro della famiglia si fa veramente dura. C’è chi ha fatto le pulci al nostro sistema fiscale e ha scoperto che non c’è dubbio: conviene separarsi.

Il Moige (Movimento italiano genitori) lo ha denunciato addirittura nelle aule parlamentari, durante l’audizione alla commissione Affari sociali, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla famiglia. Era la seduta del 24 gennaio dello scorso anno ed Elisabetta Scala così argomentava: «Paradossalmente, in Italia conviene essere separati dal punto di vista fiscale, piuttosto che costituire una famiglia: i separati hanno maggiori agevolazioni rispetto alle famiglie unite, ad esempio, in relazione agli asili nido, alle tasse universitarie. So per certo che ci sono famiglie a cui viene consigliato di chiedere la separazione per avere la possibilità di accedere alle liste per gli asili nido ed altro».

E sempre il Moige, di recente, ha provveduto a mettere in campo i suoi tecnici per fare due conti.
Anzi, come dicono gli esperti, per approntare le ‘simulazioni’. E allora si fanno scoperte incredibili. In caso di separazione dei coniugi, la famiglia può risparmiare sul fisco anche migliaia di euro, grazie al meccanismo della deduzione integrale dal reddito dell’assegno di mantenimento. Un esempio è quello di una coppia in cui solo lui lavori e percepisca un reddito attorno ai 70mila euro. In questo caso l’aliquota fiscale che si applica è quella del 41%. Mettiamo il caso che dopo la separazione debba versare 20mila euro alla moglie. Detratta questa cifra, l’aliquota scende e il risparmio di imposta (per lui) è qualcosa più di 8mila euro.

Si dirà: ma anche la moglie separata dovrà pagare le tasse.
Certo, ma l’aliquota inferiore (23%), le costerà 4.600 euro di imposte. I conti sono presto fatti: i falsi separati risparmieranno complessivamente 3.400 euro.

Niente male. E i tecnici del settore confermano di poter esibire molti altri esempi.

Insomma, una situazione di incentivazione all’incontrario, in aperta contraddizione con la Costituzione italiana e con il tanto proclamato principio del ‘favor familiae’. Una incentivazione così riassumibile: separatevi (anche fittiziamente) e il fisco vi verrà in soccorso. Ora, questa situazione appare ancor più paradossale, dopo una campagna elettorale che ha visto i principali contendenti spendersi in promesse per la famiglia, soprattutto se con figli.

Ristabilire i giusti rapporti è dunque prioritario. Anche perché il passo è breve sotto il profilo culturale e del senso comune. Se, infatti, conviene separarsi, perché mai accingersi al grande passo e sposarsi?

Anzi, sarà gioco facile per tutti i detrattori del matrimonio e della famiglia, per tutti i laicisti in servizio permanente effettivo, per i sostenitori di tutte le altre forme di unione, a partire dalla convivenza, allestire persino una campagna in negativo. Al grido: ‘Sposarsi non conviene’.

Dunque, aspettiamo speranzosi i gesti del futuro governo in favore delle famiglie. Incidere sul sistema del prelievo fiscale, vedi le deduzioni per ogni familiare a carico poste al centro della proposta del Forum delle associazioni familiari, porta con sé un accentuato valore di equità sociale. Chi più dà alla comunità, attraverso la cura e l’educazione dei figli, più riceve, o meglio: meno gli viene tolto alla fonte. Altrimenti, aumenterà la tentazione di separarsi pur di pagare meno tasse. E in quel caso il fisco avrà davvero vinto su tutto, amore compreso.

Domenico delle Foglie, Avvenire

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