Prove generali di trionfo della morte


Riporto stralci da uno splendido (ed inquietante) articolo da Avvenire di oggi.

Avvenire – di Carlo Cardia (dom 25/5/08) – Dal Belgio si annunciano, dunque, altri piccoli grandi passi verso la cultura della morte. Per quanti sono colpiti da malattie mentali si propone che, o per volontà espressa precedentemente, o per volontà di altri (familiari, medici) venga disposta la soppressione fisica. Qualcosa del genere già avviene in Olanda, e la voglia di adeguarsi si estende.
Non v’è pietà per i deboli e i malati, non v’è misericordia nel venir loro incontro, non ci saranno lacrime per le loro sofferenze. Trionfa il desiderio di liberare la società della loro presenza, con la scusa che la decisione di morte per il malato mentale è presa per il suo bene.
Si supera così un’altra soglia di quell’abbandono di umanità che sta avvelenando la nostra epoca, e si raggiunge un altro traguardo di un egoismo che può essere senza fine.
Dietro quelle proposte si afferma, ormai senza ritegno, che vogliamo attorno a noi persone sane, che stiano bene, che non soffrano troppo, perché la malattia, la sofferenza, il patimento, disturbano, ci impegnano oltre misura, ci pongono problemi esistenziali che non vogliamo avere.
(…) È questo, quindi, il salto indietro nella storia e nelle idealità più grandi che la progettata eutanasia fa compiere a tutti noi. Si selezionano le persone per ciò che valgono agli occhi degli altri, non per ciò che sono in sé, e si subordina il loro diritto ad esistere a tante condizioni, a quanti giorni di vita hanno, alle loro malattie, alla loro sanità di mente, a quanto gravano sulla società, e via di seguito. Si dovrà presto fare un nuovo elenco degli ultimi della terra, di coloro che non hanno voce, non hanno salute, non hanno capacità di difesa, e che per ciò stesso rischiano di essere ignorati, emarginati, forse eliminati.
È un elenco che già oggi parla alla nostra coscienza e ci indica l’utopia più grande che possiamo contrapporre alla cultura della morte, l’utopia predicata dalla religione dell’amore, dell’aiuto e del sostegno agli altri, del gioire e patire con loro per una vita fatta di tante cose. È un’utopia più ricca di buon senso e di realismo di tanti progetti che sviliscono l’essere umano.

Come reagire al senso soffocante di disgusto ed impotenza che rischia di prenderci leggendo notizie del genere?

Prima di tutto, niente paura. Il Signore ha già definitivamente vinto la morte.

Secondo, dobbiamo pregare di più, e con più consapevolezza di cosa è in gioco.

Terzo, come avrebbe detto san Josemarìa Escrivà, anneghiamo il male in una sovrabbondanza di bene. Che ha un’interessante caratteristica, essendo qualcosa di vivo: cresce, si diffonde, attecchisce. Bonum diffusivum sui.

L’amore con cui amiamo, proteggiamo, celebriamo la vita – nei nostri malati, nei nostri vecchietti, nei bambini ancora in pancia alle loro mamme – arriverà molto lontano.

E già che ci siete, se non potete andare in chiesa, diteGlielo qui e ora:

Quest’immagine viene dal sito web savior.org che mostra, tramite webcam, l’immagine del Santissimo Sacramento esposto 24 ore su 24 nella cappella di un monastero statunitense. Ed infatti l’immagine è aggiornata periodicamente: si vede dalle luci che cambiano, dai fiori nuovi… Ho pensato che fosse un bel modo celebrare il Corpus Domini a blogger’s way!

La foto in alto è di GiselaRoyo, http://www.sxc.hu

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