Al padre di Eluana

Di tutta la vicenda di Eluana, che drammaticamente ha ricominciato ad occupare le prime pagine e infuocare i dibattiti, due aspetti mi colpiscono molto.

La prima: l’indignazione reciproca. Chi – e io sono fra questi – difende il diritto alla vita di Eluana, e quindi si oppone all’interruzione delle cure parlando anche di omicidio, è indignato. Ma sorprendentemente sono anche più indignati coloro che invocano la morte come una liberatrice per Eluana: costoro ci accusano di crudeltà, di spietatezza. Usiamo quasi le stesse parole per invocare due soluzioni diametralmente opposte: e i più spiritualisti sembrano i difensori dell’eutanasia, perchè parlano del corpo di Eluana come di una prigione in cui lei è ingiustamente e dolorosamente trattenuta, come se Eluana fosse altro dal suo corpo. E quando questo corpo sarà definitivamente prosciugato e distrutto, Eluana dove sarà? E se cesserà semplicemente di essere, che beneficio avrà ricevuto da tale “liberazione”?

La seconda, e più importante: la posizione del padre. Scrivo nella certezza pratica che non mi leggerà, perchè è comprensibile che voglia smettere di seguire queste mille diatribe; nei giorni scorsi ha detto che avrebbe ormai lasciato parlare chi si opponeva alla sua battaglia, come a dire che non avrebbe più ascoltato, non più ribattuto, e a maggior ragione ora che è convinto d’aver ottenuto finalmente il bene di sua figlia. Il bene.

Eppure se mi leggesse vorrei dirgli: il più sofferente sei tu, e tu mi fai molta più compassione di tua figlia. Il dolore che vivi ogni giorno è certamente più grande di quello che lei patirà morendo. Hai parlato di inferno, ed hai ragione, perchè l’inferno è mancanza di amore. Lei è amata da tanti ma non da te, che vorresti amarla, ma hai il cuore tanto devastato dalla sua condizione da imporre a te stesso un assurdo blocco: e hai deciso di non darle più amore, non più acqua e cibo, non più vita. Ti proibisci di amarla! Le hai dato la vita tanti anni fa e adesso te la riprendi, immerso come sei in quel dolore acerbo e continuo. La verità è che non vuoi più vederla. La verità è che speri che, morendo, lei si porti via anche quest’infernale impossibilità di amarla che hai nel cuore. Ma invece lei se ne andrà, e il tuo cuore ghiacciato non troverà pace.

In tutto questo tempo ho pregato più per te che per lei, e continuerò a pregare per te, comunque finisca questa storia, perchè davvero tu possa uscire dall’inferno, ed imparare ad amare. Ti prego, guarda quelli che amano Eluana. Non noi, seduti comodi dietro le nostre tastiere, che scrivendo salutiamo i figli in perfetta salute che rientrano dai loro divertimenti. Ma loro, le suore che ogni giorno la lavano, la vestono, la nutrono e ti supplicano di poter continuare a farlo. A loro Eluana non ghiaccia il cuore. Loro le vogliono bene. A loro Eluana va bene così com’è. Tu, io, ogni uomo sulla faccia della terra vuole essere amato in questo modo: così com’è. Guarda loro. Vedi?, Eluana può essere amata. Tu la puoi amare. Di questo ha bisogno, non della liberazione della morte: di amore, come tutti. Dalle anche il tuo.

Bookmark and Share

Informazioni su Vittoria

wife, mother of three, science teacher
Questa voce è stata pubblicata in bioetica&idee e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Al padre di Eluana

  1. Pingback: Com’è trendy la morte | Pokankuni

Scrivi il tuo commento!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...