Nel dibattito sulla dignità dell’embrione prevale l’arma politica

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 15 luglio 2010 (ZENIT.org).- La missione che Benedetto XVI ha posto sulle spalle di monsignor Ignacio Carrasco è enorme: come presidente della Pontificia Accademia per la vita deve orientare la Chiesa e il mondo scientifico sugli interrogativi posti dalla biomedicina.

Come si difende la dignità dell’embrione dal punto di vista scientifico?

Monsignor Ignacio Carrasco: Il problema non è scientifico. Da quel punto di vista è molto ben tutelato. Il problema è fondamentalmente di natura socio-politica e ideologica, contro cui non valgono gli argomenti scientifici. È un ambito in cui ciò che conta è il potere e se chi detiene il potere non ha intenzione di dialogare, o per lo meno di riflettere un po’, allora non ci sarà spazio per altri orientamenti.

In altre parole, alla fine, ciò che prevale è l’arma politica e l’arma politica che abbiamo oggi noi cittadini è debole. Chi conosce la politica può fare molto di più e questa è la loro gravissima responsabilità. In termini calcistici: la palla ce l’hanno loro.

Noi abbiamo gli studi scientifici, ma chi prende le decisioni non li ascolta. Tutto si riduce ai diritti umani, ma questi vengono intesi in modo tale che qualunque realtà può trasformarsi in diritto umano. Non so quando arriveremo, per esempio, al diritto di rubare; dietro queste leggi c’è una logica relativistica.

E dal punto di vista teologico e spirituale?

Monsignor Ignacio Carrasco: Uno dei problemi, per quanto riguarda l’embrione, è che non si vede. Più che di embrione, bisognerebbe parlare di bambino alla fase iniziale del suo sviluppo. Ma il fatto che noi non lo percepiamo, lo mette in una situazione terribilmente pericolosa e rischiosa.

La tutela dell’embrione è precedente alla stessa cultura cristiana. Questo non vuol dire che nessuno pensava all’aborto. Il peccato esiste da sempre. Tutti sappiamo che non è lecito rubare, ma in tutte le culture di tutti i tempi il furto è sempre esistito. Il cristiano prende coscienza del fatto che la creatura è immagine di Dio, prende coscienza che è una presenza dell’azione divina.

In qualche modo, le creature, all’inizio della vita, sono come una specie di promemoria dell’azione di Dio nel mondo e tra gli uomini, il quale agisce spesso senza che noi ce ne accorgiamo, perché ciò che percepiamo di più è la cattiveria degli uomini e non la bontà di Dio. Lui potrebbe effettivamente paralizzare un assassino prima che uccida una vittima, ma non lo fa perché il suo amore funziona in un altro modo.

Non è contraddittorio il fatto che, proprio oggi che la tecnologia ci offre tanti modi per percepire la vita umana nei suoi primi stadi, esista una corrente così forte contraria alla vita?

Monsignor Ignacio Carrasco: Certamente è una contraddizione. Esistono donne che abortiscono e che conservano la fotografia di quella creatura e fanno vedere alle amiche come era il bambino! Questo mi lascia totalmente sconcertato, ma d’altra parte coincide con l’esperienza umana che dimostra che siamo capaci di un bene incredibile e al contempo di vivere una irrazionalità incomprensibile. Esiste una tendenza sempre più forte a eliminare la sensibilità morale.

Leggi tutta l’intervista  su ZENIT:  “Nel dibattito sulla dignità dell’embrione prevale l’arma politica“.

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