Educare al coraggio

di Federica Mormando

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Another day, another boy... by ashapiro515

Another day, another boy… by ashapiro515 on Flickr

Di questi tempi, in tutti i tempi, è importante che i bambini divengano adulti coraggiosi. Quindi che lo siano anche gli adulti. Capaci cioè di vivere conservando speranza e dignità, di affrontare gli imprevisti e sopportare la routine, di avere delle idee e saperle dichiarare in modo utile e a tempo debito. Di essere pazienti e determinati. Di vedere la realtà, colorandola di fantasia quanto serve. Di saper rischiare e sapersi proteggere. Di saper proteggere. Di conservare la stima di sé in ogni circostanza.

Negli ultimi decenni, il desiderio prevalente di gran parte dei genitori è stato far crescere bambini felici. Esentati da frustrazioni e fatiche, zaino compreso. Divertiti da giochi senza aspettare Natale. Non impensieriti dal timore di insufficienze o bocciature. Mai impegnati a imparare ad occupare il tempo: a questo provvedono animatori vivi o virtuali. Spesso pagati per apparecchiar la tavola, sentendosi inutili nell’ economia familiare.

I bambini sono però testimoni e spesso confidenti di drammi. Liti e separazioni, amanti e scontenti: i conflitti dei grandi piovono addosso a loro insieme alle notizie dei media. Drammi di fronte ai quali sono impotenti e timorosi. Tutto questo è educazione alla paura sterile.

Kitchen light 2 by Ian_Boys

Kitchen light 2 a photo by Ian_Boys on Flickr.

Il coraggio è stima di sé. Molti genitori, perché i loro piccoli crescano con una buona stima di sé, li lodano continuamente. Così i loro bambini si abituano a ritenersi vincenti senza combattere. E anche ad aver bisogno della continua conferma: «bravo» equivale a «ti amo». Questo, come il continuo rimprovero, genera la paura di sbagliare, l’ identificarsi con il giudizio degli altri. Il che porta a barare, a non affrontare i rischi, compresi quelli intellettuali. E anche al desiderio di abbassare gli altri per sentirsi vincenti. Può portare alla violenza. Certamente arresta la gioia di fare esperienze, di vincere gli ostacoli; il trionfo di rialzarsi quando si cade.

Educare al coraggio equivale a educare alla forza interiore. Invece di dire «bravo», dire: «Questo lavoro è fatto bene», oppure: «Qui c’ è un errore». Al posto di infinite cautele, permettere che i bambini se la cavino da soli, cadano e si rialzino. Giocare con allegria vincendo e perdendo alternativamente, ridendoci sopra. Ogni tanto lanciare gare, stringere la mano a chi vince e vedere insieme a chi ha perso i motivi, come fanno i campioni. Dare sempre fiducia, non gratuita, ma collegata al lavoro. Favorire il progetto: si tenta e ritenta fino a raggiungere ciò che si vuole. Sganciare l’ affetto dalle valutazioni. Ma non permettere le mancanze di rispetto: chi sa rispettare, saprà ottenere rispetto a sua volta. Non esaudire ogni desiderio, motivando alla conquista. Far partecipare al lavoro comune, trasmettendo la certezza del gruppo solidale: sapere di avere un gruppo, averlo vivo dentro di sé, è un serbatoio di coraggio. Non sottoporre il bambino alla conoscenza dei tradimenti: dà insicurezza. E non permettere i tradimenti: le maldicenze, le accuse agli altri di malefatte in cui il bimbo è corresponsabile.

Miss Aubs © by Michael Anthony's Photography

Miss Aubs © a photo by Michael Anthony’s Photography on Flickr.

Non lasciare che i bambini comandino: anche questo dà insicurezza. Accettare però che possano cambiare le cose, con argomentazioni valide e rimediare agli errori. Non dare punizioni che non c’ entrino con il loro motivo. Ad esempio, se un bimbo va male a scuola è inutile vietargli il gioco: bisogna trovare il modo perché vada bene. E soprattutto, non lamentarsi: alle difficoltà, reagire sempre cercando e trovando una soluzione, senza temere i cambiamenti, rendendoli positivi.

Bisogna educare i bambini alla responsabilità di avere delle idee, proclamarle con intelligenza, sopportare i contrasti, attendendo e riconoscendo il momento favorevole.

Educare al coraggio è educare a rialzarsi, a non sentirsi feriti a morte da un insulto, e anche a rendersi conto di ogni dono della vita, anche di quelli che diamo per scontati.

La capacità di rievocare e cogliere anche minime felicità è un’ assicurazione contro lo scoraggiamento, come l’ umorismo, grande risorsa per mantenere la speranza pur riconoscendo la realtà. L’ umorismo: che educa ad accettare le imperfezioni di tutti noi e della vita, mantenendo la tensione fra l’ ideale e il vero.

Gli ideali, non le utopie, sono la musica del coraggio, la corda doppia contro il cinismo. E, come nei paesi di una volta, rispettiamo la festa: il permesso di essere spontaneamente allegri, tutti insieme. E i momenti quotidiani di serenità, come la cena, in cui si dovrebbe solo chiacchierare rimandando i problemi.

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L’articolo viene da qui: Bambini coraggiosi Insegnare a cadere (e rialzarsi).

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