Come cambia la relazione di coppia quando nasce un figlio

di Vittoria Patti
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La nascita di un figlio ha una grande influenza sulla relazione fra marito e moglie. Questo accade innanzitutto perché l’evento viene percepito e interiorizzato da lui e lei in modo profondamente diverso.

Vista da lei

La donna diventando madre “si sente realizzata”: non c’è assolutamente nessuna esperienza più appagante ed intensa nella vita della donna, con la sola esclusione della relazione con Dio.

Tutte le facoltà della donna, tutte le potenze della sua istintività e della sua sensibilità, della sua forza d’animo e della sua intelligenza, sono tutte spontaneamente e gioiosamente messe al servizio del figlio.

La relazione col bambino, a maggior ragione perché lui dipende in tutto e per tutto da lei, diventa il centro della vita della donna, la sua ragion d’essere, e la fonte di un’intensa felicità. Questa felicità, paradossalmente, può convivere con la depressione post-partum, con le angosce per una malattia (reale o temuta) del bambino, o più semplicemente con la normale stanchezza del puerperio e del primo anno di vita di un bimbo, che dorme e mangia quando vuole lui…

  • La donna guarda al suo uomo in un modo profondamente diverso. Non è vero che lui per lei è meno importante di prima: al contrario, proprio perché ora è il padre del suo bambino, e colui che garantisce l’accoglienza e protezione, lui diventa agli occhi di lei molto più importante e prezioso. Senz’altro, comunque, il fatto che lei lo veda come padre prima ancora che come sposo-marito-partner, ha le sue (molteplici) conseguenze.
  • Lei, come già faceva prima, tende a confondere la sintonia emotiva con l’amore. Lei, anche prima, tendeva a pensare che amarsi significasse avere gli stessi desideri, provare le stesse emozioni … Non era vero: già prima le sensibilità di lui e di lei erano diverse, e identificare l’amore con la sintonia era un errore, che però non aveva grandi conseguenze: qualche malinteso, qualche piccola delusione.
  • Ora che c’è un bebé in casa, le sensibilità di lei e di lui sono diversissime. E se lei continua a confondere l’amore con la sintonia, si accorgerà subito che lui non sta provando affatto quella dolce ubriacatura di felicità, quel perfetto appagamento, quell’instancabile entusiasmo… allora non c’è più sintonia? Quindi l’amore è finito, o peggio, era un’illusione, un inganno, non c’era neanche prima? Forse non c’è mai stato?
  • Se si sommano questi terribili dubbi con un po’ di stanchezza e di depressione che quasi inevitabilmente la donna subisce, la miscela nel cuore di lei può essere esplosiva, ed il disperato bisogno di avere accanto un compagno sicuro e affidabile può paradossalmente indurla a “cacciarlo via”: «Tu non ci ami, non ci hai mai amato, quindi vattene».  “Vattene” dal mio cuore, dal mio amore, dalla mia vita, dalla mia casa, dal cerchio perfetto e ideale che contiene me e il mio bambino.
  • Anche quando non si arriva a questi esiti drammatici, comunque, la ferita nel cuore della donna può lasciare un segno profondo nella relazione. Qualcosa di questa delusione affiorerà, qualcosa verrà rinfacciato, prima o poi, quasi sempre in un momento di difficoltà.

Vista da lui

Per il neo-papà l’arrivo del figlio non rappresenta la “rivoluzione copernicana” che vive lei. I mutamenti riguardano più la vita pratica: la scansione delle giornate, la geografia della casa, l’uso dei soldi. Una riorganizzazione esterna a cui corrisponde una riorganizzazione della relazione con la propria donna.

  • L’uomo capisce chiaramente che il figlio è diventato il baricentro affettivo per lei, e si adatta, diminuendo le proprie aspettative, mettendo se stesso come in secondo piano, in attesa che lei si ricordi di lui. Inoltre si sforza, normalmente senza riuscirci, di trovare nella contemplazione del pargoletto quell’estasi in cui lei si perde. Talvolta finge, facendo eco ai complimenti di lei. Altre volte taglia corto, dichiarando con schiettezza che la puppù è puppù, e che il bimbo che piange, rompe le scatole. Spessissimo, semplicemente, si defila.
  • Ma anche il padre più defilato, se proprio non è un poco di buono, investe una quantità di energie notevole nell’adattarsi alla nuova situazione: fa molti sacrifici, porta molta pazienza, insomma è – e si sente – “proprio bravo”. E si aspetterebbe che lei gli riconoscesse questa buona volontà, che lei lodasse questi sforzi che stanno trasformando il ragazzone in un responsabile padre di famiglia, che forse… gli dicesse grazie. Grazie di essere un così bravo e bel papà.
  • Ma lei non lo farà mai. E la ragione è semplice: quelli che per lui sono atti di volontà, per lei sono slanci del cuore. Ciò che lui fa spinto dalla ragione, che gli dice che il suo aiuto e il suo spirito di sacrificio sono indispensabili per tenere in piedi la famiglia, lei lo fa sulle ali dell’istinto. E pensa che anche lui stia volando, stia agendo di slancio e d’istinto, senza sentire la fatica. Quindi cosa c’è da riconoscergli? Perché mai dovrebbe ringraziarlo? Anzi, lei tenderà a mostrargli il suo doloroso stupore al minimo lamento di lui.
  • La distanza emotiva fra i due può essere davvero grande. E se manca un tempo di qualità in cui stare assieme tranquillamente, a riposare e chiacchierare, può essere veramente difficile rimettersi l’uno sulla lunghezza d’onda dell’altro.

Che cosa può fare lei…

Qualcuno ha detto che è la donna che fa dell’uomo un padre. Non solo biologicamente, il che è ovvio, ma anche psicologicamente. Se il “cerchio perfetto” madre-figlio è troppo chiuso, l’uomo non può entrarvi, e non può diventare veramente padre.

La madre è la mediatrice tra il figlio e il padre: insegna all’uno il linguaggio dell’altro, insegna all’uno come essere padre e all’altro come essere figlio.

La madre genera in un certo senso insieme il padre e il figlio: ma per farlo, deve attingere alla ricchezza del proprio amore, deve riscoprire il marito, deve saperlo guardare con occhi nuovi.

  • Sarà forse questo, infatti, il momento in cui lei si renderà finalmente conto che lui è profondamente diverso da lei. Che pensa, agisce, ama in un modo diverso. Se l’amore della donna comprende e accoglie il marito in questa diversità, la relazione fra i due diventa incredibilmente più forte di prima, perché più vera, più fondata sulla realtà delle due differenti persone.
  • Concretamente, lei non deve far altro che tener conto delle diverse sensibilità che lui e lei hanno nei confronti del bambino, e trarne tutte le conseguenze: lui si sente “detronizzato”, messo da parte, escluso? allora sarà il momento di mostrargli, invece, quanto sia diventato più importante e prezioso agli occhi di lei, ora che è il padre del suo bambino. Lei sa come fare, se vuole.
  • Inoltre, lei dovrà darsi da fare con astuzia per far nascere e crescere la relazione fra padre e figlio nelle circostanze migliori. Dovrà tener conto che, per esempio, se l’uno è stravolto dalla stanchezza e l’altro è isterico per i dentini, quello non sarà il momento migliore per “fare amicizia”. Dovrà ricordarsi che i problemi del lavoro di lui non sono scomparsi ora che c’è il figlio, anzi!, né i problemi coi soldi, e tutto il resto. Se prima del bimbo i due collaboravano a “portare avanti la baracca”, bisogna trovare il modo di farlo ancora.

… e che cosa può fare lui

Prima di tutto, avere pazienza! La fortezza virile – o il testosterone, si chiami come si vuole – serve all’uomo proprio ora, quando l’arrivo del figlio lo priva dell’attenzione esclusiva della compagna.  Gli serve a mettere già in conto che per un po’ di tempo sarà una specie di satellite, mentre il sole è il bebé. Gli serve a resistere al sonno perso, ai pannolini, ai pianti, al disordine in casa. Gli serve per accettare che quasi sicuramente, e per qualche anno ancora, il bimbo gli preferirà la madre. Eccetera eccetera.

  • Potrà poi sfruttare la sua maggiore propensione all’occuparsi delle “cose” anziché delle persone, per sostituirsi alla moglie in tutte le incombenze pratiche di cui potrà farsi carico. Acquisti, pagamenti, riparazioni, … insomma, concretizzare il “stai tranquilla, ci penso io!” anche se questo vorrà dire inevitabilmente sentirsi contestare l’acquisto di un detersivo della marca sbagliata o di un aspirapolvere che non funziona…
  • Potrà, poi, prima ancora che fare appello alla propria volontà, lavorare con l’intelligenza. Se capisce che una coccola al bimbo, anche se non del tutto spontanea, illumina la giornata di lei, beh, si può fare! Se vede che lei non riesce più ad organizzare i tempi della giornata, presa com’è dall’imprevedibilità dei tempi del bimbo, può chiederle se vuole che intervenga lui. Però, se lo farà, dovrà tenere la mano leggera, evitando ogni rigidità, ogni schematismo.
  • Ma soprattutto, potrà fare la stessa cosa, la più importante, che anche lei deve fare: guardarla. Accorgersi di lei, di come è cambiata, di quello che c’è nel suo cuore. E ri-innamorarsi di questa donna, nuova, molto più ricca e “grande” della ragazza che era prima. Il resto viene da sé.

Di cosa ha davvero bisogno il pupo

2512009, lùcia letra, olhares (1)Sarebbe assurdo vedere l’arrivo dei figli come un problema della coppia. L’amore vero è sempre fecondo, e se l’amore tra un uomo e una donna non li porta a generare vita, diventa prima o poi una nevrosi, una specie di egoismo a due, o, più frequentemente, una relazione di potere-schiavitù, che con l’amore ha ben poco a che fare.

Quanto al figlio, di cui non ci siamo occupati quasi per niente in questa chiacchierata, basterà dire che ha più bisogno che i suoi genitori si amino veramente, di quanto abbia bisogno di latte o di pannolini o tutto il resto.

Una risposta a Come cambia la relazione di coppia quando nasce un figlio

  1. Matteo ha detto:

    …così come l’avete spiegato, non fa molto venir voglia di procreare….

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