L’amicizia fra marito e moglie

di Vittoria Patti

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Un’amicizia molto speciale

Il nostro punto di partenza è l’affermazione che l’amore fra marito e moglie non è altro che una forma tutta particolare di amicizia, ma è vera amicizia: è, in un certo senso, la forma più alta di amicizia.

Siamo abituati invece a pensare alla relazione di coppia come a qualcosa che, sì, assomiglia all’amicizia, ma in cui le differenza sono più delle somiglianze.

  • Fra amici ci si sente rilassati, l’uno non pretende dall’altro nulla di particolare, se non la semplice compagnia. Invece fra coniugi s’intrecciano nella relazione mille richieste, attese, esigenze, a volte recriminazioni e rancori.
  • Fra amici ci si diverte, si ride e si scherza. Fra coniugi si devono affrontare i problemi della quotidianità, …non ci si può mica divertire! O almeno, così sembra.
  • Con gli amici ci si apre il cuore, c’è confidenza, si chiacchiera a briglia sciolta. Fra coniugi a volte prevale il “non detto”: «Non riesco mai a dirgli che… Non mi parla mai di… ».

E’ necessario cambiare prospettiva. Riflettendoci un po’, ci rendiamo conto facilmente che quel che ci impedisce di vivere il matrimonio come un profonda rapporto di amicizia, non ha nulla a che fare col matrimonio in sé: ciò che fa male all’amicizia fa ancor più male al matrimonio.

Ma allora, lavorare sull’amicizia – farla crescere – fa vivere meglio la relazione coniugale! Vediamo come.

 

2. Cos’è l’amicizia?

Quali sono le caratteristiche di una vera relazione di amicizia? Eccone alcune:

  • l’amicizia presuppone una profonda parità, un’uguale dignità. Questa condizione, presente in misura diversa in tutte le forme di amicizia, nel matrimonio è una necessità vitale. Nessuno dei due deve sentirsi più grande o più piccolo. Certamente in molte cose diversi, complementari in altre, simili in altre ancora. Ma su una base di reale parità. Nota bene: quando si ha «assoluto bisogno» dell’altro, o si sta con l’altro perché riteniamo che abbia «assolutamente» bisogno di noi, non c’è parità. L’amore fra amici, e a maggior ragione fra coniugi, richiede che – paradossalmente – si possa in un certo senso fare a meno dell’altro. Perché è in gioco la libertà. Il «bisogno» e la dipendenza reciproci, in una relazione sana, devono essere sul piano affettivo, non vitale/esistenziale.
  • nell’amicizia si mette in comune ciò che si ha di meglio: le cose belle che uno ha, scopre, inventa, vengono messe a disposizione dell’altro con semplicità.
  • gli amici hanno obiettivi comuni: si è alleati per la costruzione comune di qualcosa di grande, in cui si crede insieme fortemente.
  • un amico è leale: non imbroglia, mai e per nessun motivo, neanche nei piccoli dettagli. L’altro deve potersi fidare totalmente.
  • un amico ha fiducia: un preconcetto positivo, un sano “pregiudizio” che mi fa abitualmente interpretare ciò che l’altro fa in modo benevolo e positivo, senza sospetti, senza dietrologie; sono profondamente convinta della bontà dell’altro. Questo è ossigeno per la relazione, perché viene sempre percepito, e alimenta l’apertura reciproca.
  • nell’amicizia c’è confidenza e sincerità: che però non significa “dirsi tutto”! Ciò che in noi è triste e meschino, se non è necessario, non va rovesciato sull’altro. Inoltre ci sono i segreti delle altre persone, che hanno diritto alla nostra riservatezza. Infine, la nostra relazione personale con Dio normalmente comprende aree non condivisibili neanche con il coniuge. Ma non ci sono regole rigide. L’importante è vivere la sincerità come autenticità, verità, e non come spontaneismo, o istintività. Esternando indiscriminatamente le mie reazioni e pulsioni, istintive e spontanee, spesso farò del male, sia all’altro, sia a me stessa. E’ necessario un controllo tanto più attento quanto più stretta è la convivenza, e non viceversa («a casa mia posso fare quello che voglio!…»).
  • un amico è generoso e disinteressato: non sta a misurare. Non esiste l’atteggiamento dell’ “ho già fatto abbastanza, ora tocca a te”: ciò che si ha – tempo, energie, risorse – si mette a disposizione con semplicità, senza usare il righello o il bilancino.
  • un amico sa perdonare senza sentirsi eroico, semplicemente perché vuol bene, e sa chiedere scusa con prontezza e schiettezza, proprio perché vive immerso nella stima e nella comprensione dell’altro.
  • un amico accetta l’altro per quello che è: non cerca di cambiarlo – anche se è naturale desiderare che diventi migliore – e non mette condizioni all’affetto, tipo «mi vai bene solo se e quando ti comporti in un certo modo». L’accettazione dell’altro così com’è va molto in profondità, ed è in un certo senso alla radice dell’amore.
  • si ha simpatia per il proprio amico: mi piace veramente! Assaporo con vero godimento gli aspetti gradevoli del suo aspetto, del suo temperamento, delle cose che sa fare. L’altro è abitualmente fonte per me di piacere, di divertimento, di allegria, e non glielo nascondo, anzi: l’altro lo vede, si accorge di piacermi, e ne ha un gran piacere a sua volta!
  • si è capaci di empatia: ci si sa mettere nel cuore dell’altro; si comprendono le sue reazioni, si respira il suo mondo interiore; insomma, si fa della conoscenza approfondita dell’altro uno sguardo abitualmente, “istintivamente” solidale.
  • si stima profondamente il proprio amico: si apprezza e si valorizza l’amico nelle sue qualità e nel suo mondo: le sue esperienze, le sue competenze, le sue frequentazioni, il suo lavoro, e tutto ciò che per lui è importante, sono come avvolti ai miei occhi da un alone di ammirazione, o almeno di profondo rispetto.

 

3. Un’autentica amicizia

Come far crescere il clima di autentica amicizia nella coppia? E’ come sempre una questione, molto concreta, di scelta di tempi!

Sta nella decisione tenace di trovare e difendere a tutti i costi dei tempi di dialogo per la coppia; e sta anche nella saggezza di evitare il confronto verbale quando c’è stanchezza, nervosismo o fretta. Ma non c’è un altro modo per conoscersi: passare del tempo assieme, tempo di qualità possibilmente; frequentarsi, …chiacchierare!

 

4. C’è un altro modo…

E per un credente, c’è un altro modo: pregare. Parlare con Dio del marito, della moglie. Con calma.

Nella preghiera l’emotività si ricompone, la memoria seleziona ciò che serve a capire l’altro, l’intelligenza fa i giusti collegamenti, il cuore si fa più umano. Nella preghiera le pretese si ridimensionano, le stizze si stemperano, i giudizi si fanno più ponderati.

La preghiera attualizza la grazia del sacramento, la rende presente. La preghiera è una grande scuola di amore.

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