Castità e grazia

Traduzione di Chaste and Graced, in the great deception, 04/03/08

La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale.”
-Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2337

Non mi sembra granchè repressivo. E’ il concetto, così spesso travisato e frainteso, di quel bellissimo dono che ci appartiene per diritto battesimale: la castità.

Non è difficile capire che un mondo così infatuato da tutto ciò che ha a che fare col sesso possa sbagliarsi su questo tema. Siamo ossessionati dal sesso, o almeno dalla nostra idea del sesso. Un’esperienza mistica e ultraterrena fra anime gemelle, o un’accidentale e divertente attività aerobica, o uno scambio di servizi in cambio di altri beni utili, e così via…

Il fatto è che, nella cultura a cui apparteniamo, uno stile di vita casto risulta incomprensibile, e quindi ci viene spontaneo sorridere all’idea che la castità possa essere una virtù. La castità, ci dicono, è una struttura repressiva medievale, il residuo di un sistema sociale, ormai tramontato, che attribuiva un valore monetario alla verginità di una donna mentre contemporaneamente accettava o addirittura incoraggiava l’attività sessuale promiscua degli uomini. Quest’idea sulla castità alimentò la rivoluzione sessuale degli anni ’60 che portò alcune donne a dar fuoco alla propria opprimente biancheria intima in segno di protesta contro i “due-pesi-e-due-misure” che le portava a desiderare, beh, qualcosa di più

Ed avevano ragione, a volere qualcosa di più, per quanto fossero sbagliati i modi per cercare soddisfazione (e continuino ad esserlo). Il sesso è fondamentalmente buono, così come lo è il desiderio umano del sesso. Ma con la nostra concezione postmoderna di bene come semplice assenza di qualsiasi privazione, c’è troppo poco spazio per apprezzare una gratificazione rimandata. Il bene (o il piacere, che la nostra cultura edonistica identifica come il bene massimo) è un vantaggio da perseguire, qualcosa da possedere. Se il sesso è bene e la castità è privazione di tale bene, beh, cosa ci guadagneremmo?

Questo è il mtivo per cui i messaggi che esaltano l’astinanza e sostengono la castità rimangono sostanzialmente inascoltati. Il concetto è così estraneo alla maggior parte dei nostri contemporanei che suona come se si incoraggiasse la gente a respirare sott’acqua: Beh sì, è sgradevole,  e in effetti è una sensazione un po’ innaturale, e potreste sentirvi morire… ma le cose stavano così in origine (nell’utero di vostra madre, comunque), e con abbastanza forza di volontà e grazia, ce la potete fare! O forse no.

Messaggio attraente, vero? (…) Deve cambiare, nelle nostre teste e nei nostri cuori, la comprensione di ciò che la castità è, non di ciò che non è.

La castità è l’espressione piena della persona umana, un’integrazione di mente, corpo e spirito che non nega nè sottomette nessuna parte della persona. Una persona casta è una persona pienamente umana, ma cosa vuol dire essere “pienamente umani”? Vuol dire forse negare la potenza e la bellezza dell’attrattiva sessuale fra i sessi? Richiede forse una colpevole repressione dei nostri desideri, che Dio ci ha dato? La castità è sinonimo di asessualità? No.

No, no, no. Il difetto fondamentale del nostro fraintendimento della castità sta proprio qui, nel nostro separare insistentemente ciò che è fisico e ciò che è spirituale; nel perpetuare il mito dualistico della persona come anima spirituale intrappolata in un corpo fisico, un fantasma nella macchina. La piena integrazione della persona non rigetta certi aspetti intrinseci della natura umana: non ne rigetta alcuno.  Siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, e solo il nostro rifiuto di accettare ciò che è il meglio per noi, che ci viene da Lui, ci porta fuori strada. Il nostro stato “caduto”, il nostro peccato, è più che altro un “errore dell’operatore”: abbiamo tutti i pezzi funzionanti, ma quando le cose vanno male, ci ostiniamo ad ignorare le istruzioni originarie, per voler fare “a modo nostro”.

Dio: “Questo è male per te, ti farà soffrire.”
Noi: “E Tu che ne sai? Non puoi immaginarti cosa vuol dire essere uno di noi.”
Dio (pausa): “Beh, veramente…”
Noi: “OK, ma quello è irrilevante. E’ stato 2000 anni fa, i tempi sono cambiati! Le persone sono cambiate!”
Dio: “E tu pensi davvero che Io non conoscessi in anticipo qualsiasi difficoltà avresti potuto incontrare, dandoti i più ampi mezzi della Mia grazia per sostenere la tua debolezza?”
Noi: “Cosa mai avresti potuto darci perchè avessimo la grazia necessaria a vivere castamente?”
Dio: “Me stesso.”
Noi: “E quando continuiamo a cadere nella nostra ricerca della castità?”
Dio: “La Riconciliazione.”
Noi: “Oh, allora stai parlando dei sacramenti?”
Dio: “Perchè, di cosa pensavi che stessimo parlando?”
Noi: “Beh, della vita, no? sai… la realtà.”
Dio: “Appunto.”

“Ti basta la Mia grazia: la Mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.”
-2 Cor 12, 9.

Una risposta a Castità e grazia

  1. Pingback: Notizie interessanti | Alla Scoperta di Me

I commenti sono chiusi.