Psicologia di coppia

Tutto il piacere del matrimonio sta nel fatto che consiste in una perpetua crisi. (G.K.Chesterton)

Nel fidanzamento si guarda soprattutto a ciò che ci rende simili l’uno all’altro. Quasi non vogliamo vedere le differenze di sensibilità, valori, modi di esprimersi, come se avessimo paura che possano diventare un motivo per allontanarsi.

Invece col tempo queste differenze emergono, perché ci sono eccome, e non è giusto nasconderle, anzi bisogna imparare a scoprirle come una ricchezza: siamo una coppia – non un clone l’uno dell’altro – proprio perché siamo diversi!

Molti contrasti e molte difficoltà, al contrario, spesso vengono dal non riconoscere le diversità, e quindi dalla pretesa che l’altro sia identico a me: che pensi, senta, reagisca nello stesso modo.

Uomo e donna non sono uguali. Questo non è un discorso “di moda”, perché alcuni pensano che facendo così si tolga qualcosa alla donna, ma evidentemente danno per scontato che l’uomo sia “di più” e quindi la donna, rendendosi uguale all’uomo, abbia solo da guadagnarci. Ma invece uomo e donna hanno un’identica dignità – infinita -, uno stesso valore, una profonda parità… e nello stesso tempo sono profondamente diversi.

La differenza fra uomo e donna è alla radice dell’amore: è condizione della complementarietà, della ricchezza del dono reciproco. Queste differenze sono un tesoro da scoprire, da valorizzare. Però vanno capite anche in quanto possono creare equivoci che fanno soffrire molto ed inutilmente… e mandano anche i matrimoni in malora.

Ci soffermiamo specialmente su due campi in cui le differenze sono marcate ed hanno conseguenze importanti sulla vita di coppia:

1. l’importanza data alla famiglia e al lavoro professionale;

2. il modo di comunicare.

Non ci interessa, qui, distinguere fra caratteristiche «biologiche» (cioè proprie dell’essere maschio o femmina, indipendentemente dagli influssi culturali) e «acquisite» (cioè frutto dell’educazione ricevuta, delle convenzioni sociali ecc.), anche se in teoria è possibile fare questa distinzione.

DONNA UOMO
Autocoscienza profondamente integrata (corpo + interiorità) 

molto viva la sfera emotiva

più “a strati”; prevale la razionalità o la volontà
Centri di interesse prevalente le persone (intervenire nei rapporti tra persone) le cose (migliorare la realtà oggettiva)
Modalità di approccio agli altri integralità:
donazione o conquista 

parità

intimità

confronto, competizione, definizione di ruoli gerarchici
Stile di comunicazione complesso 

indiretto

forte componente non verbale

semplice 

diretto

scarsa componente non verbale

Luogo fondante dell’
autostima
rapporto con partner e figli lavoro professionale

Realizzazione nel lavoro: Quello che fa soffrire un uomo sul lavoro sono le minacce al suo successo personale, perché l’uomo fonda normalmente la parte preponderante della propria autostima su una felice situazione professionale. L’uomo è come se dicesse: io ho un buon lavoro, sono stimato dai capi e dai colleghi, quindi sono una persona che vale, in gamba. Quando un uomo perde il lavoro o non è valorizzato sul suo lavoro, sente minacciata o distrutta in sé una parte fondamentale della propria personalità.

La famiglia: Ciò che per l’uomo è il lavoro, per la donna è la famiglia. Questo vale anche per gli uomini molto “casalinghi”, molto “paparoni”, e anche per le donne-manager o in generale per le lavoratrici con una vita professionale molto intensa. Anche quando la donna ha un lavoro molto importante, molto gratificante, non è primariamente su quello che lei basa la propria autostima: ovvero, la donna sa di valere indipendentemente dal successo sul piano professionale. La donna inconsciamente dice: ho costruito una buona famiglia, sono amata da mio marito e dai figli, quindi sono una persona che vale. Se invece non si sente appoggiata dal marito, se non c’è intesa con lui, se le sembra che i progetti familiari (fatti insieme nel fidanzamento, ma spesso proiezione dei sogni femminili) siano stati in qualche modo traditi, se i figli non crescono bene, eccetera, sarà la donna a sentirsi colpita profondamente.

Il gioco e la politica: due aspetti forse marginali ma che aiutano a capire il diverso atteggiamento di uomo e donna verso la realtà. Tempo fa alla tv un’attrice diceva di invidiare il modo allegro, intenso, spensierato in cui gli uomini si mettono d’accordo fra amici per giocare a calcio. Gli uomini giocano più delle donne, anche nel lavoro: la matrice creativa del loro rapporto con le cose, quando è sana, è ludica. Questo si vede per esempio quando discutono fra loro di politica: che siano politici di professione o amici al bar, anche quando si arrabbiano o si azzuffano, si vede che in fondo si divertono: è come se parlassero di calcio o di regate veliche. La donna ha un approccio molto più serio, viscerale, quasi drammatico alla politica: non riesce a scherzarci su, perché per lei è evidente che tutto è finalizzato alla vita delle persone. Quindi il suo atteggiamento va più in profondità, alla verità delle cose, nel bene e nel male, mentre gli uomini stanno più in superficie e “ci soffrono” di meno.

Da qui, ad esempio, l’irritazione di una donna quando le sembra che il proprio uomo non s’indigni o non si entusiasmi quanto lei su questioni riguardanti i rapporti fra le persone. Attribuendo subito le differenti reazioni maschili ad uno scarso coinvolgimento del partner in ciò che la riguarda, la donna – sbagliando – è indotta a pensare che la relazione sia in crisi.

Bisogna soprattutto imparare a comunicare, perché andare d’accordo ed essere felici nella vita di coppia non è mai questione di fortuna ma sempre di cura, di un lavoro continuo, di molte attenzioni … che però non pesano, perché si fanno per amore.

La “riuscita” di un matrimonio non è questione di fortuna, di aver azzeccato la combinazione giusta, come siamo indotti a credere dalla TV. E’ frutto di molto impegno, molta intelligenza, molto cuore, non è magia (anche se è anche mistero, perché ci lavora dentro – insieme a noi – lo Spirito Santo).

Nella comunicazione, la donna trasmette una serie di messaggi impliciti, sottintesi, ma che lei crede che arrivino chiaramente; in fase “ricevente”, poi, applica la stessa decodifica. L’uomo invece è più diretto e semplice, e normalmente le sue parole non hanno sottintesi. Se lei dice “ho mal di testa” intende dire “ma perché non mi dai una mano?” mentre lui dicendo “ho mal di testa” intende solo dire che ha mal di testa!

Nel conflitto la donna cerca il contatto, tende ad attaccarsi, ad aggrapparsi (sia perché è più capace di gestire il conflitto stesso, sia perché teme l’abbandono); invece l’uomo cerca di sfuggire, di allontanarsi “finché non le è passata” (perché il conflitto in sé gli dà più disagio)

Nel fare una critica, la donna tende a trasformare il “tu hai fatto…” in “tu sei un…”. In altre parole, tende a trasformare la critica su uno specifico comportamento negativo in un giudizio globale, spesso drastico e ingiusto, sulla persona, che quindi si sente “marchiata” anche solo per un singolo errore, e si allontana con molta amarezza, sentendosi profondamente non-capito, non-accolto, rifiutato. La donna fa così perché ha un inconscio fortissimo bisogno che lui sia buono-bravo-affidabile al massimo, e ogni suo sbaglio suscita un (sempre inconscio) terrore di aver sposato “quello sbagliato”. La donna è molto esigente nel rapporto, quindi molto severa.

Si potrebbero dire molte altre cose. In pratica:

la donna deve ricordarsi che …

▪ …i suoi messaggi inespressi, silenzi eloquenti, sottili allusioni, abili sottintesi non vengono assolutamente captati dal marito: lei deve imparare a parlare apertamente (e ci vuole tutta la vita, per impararlo);

non deve lanciare giudizi sulla persona, ma criticare (quando necessario) il fatto sbagliato in sé: “per favore metti la tua roba da lavare nel cestone” anziché “sei proprio disordinato!”;

▪ ricordarsi che lui non sopporta il conflitto e quindi se sfugge non è necessariamente perché “ha la coda di paglia”, ma solo perché non sa gestire la situazione dal punto di vista emotivo;

e l’uomo deve ricordarsi che …

▪ … molto, molto spesso dovrà chiedersi: «Cosa sta cercando di farmi capire, dicendomi questo?», soprattutto quando a un certo punto lei non gli dice più niente!

▪ … dietro a molti giudizi duri e magari ingiusti che lei gli lancia quando è arrabbiata, ci può essere paura, vulnerabilità, e una forma paradossale ma molto profonda di amore, come se lei gli dicesse: «per me sei così importante che non posso sopportare che tu mi deluda»;

mentre a tutti e due conviene …

▪ imparare a non emettere (o meglio a sparare) giudizi finché si è arrabbiati, perché chi è arrabbiato non ha mai una visione obiettiva dei fatti, e diventa inevitabile ferirsi a vicenda inutilmente. Possono bastare 20-30 minuti per calmarsi un po’ e riprendere la discussione più sereni. Bisogna che quello meno agitato dei due trovi il coraggio di dire «Per ora è meglio lasciar perdere, però non lasciamo cadere la cosa: ne parleremo più tardi».

SPUNTI PER UN DIBATTITO

1. Ho notato fra noi due differenze in ciò che riteniamo più importante?

2. Ho notato nella mia relazione col partner differenze di stile comunicativo? Quali?

3. Ci è mai capitato che uno fraintendesse profondamente qualcosa che l’altro gli aveva detto? Cosa ci ha aiutato a capirci?

4. Quali sono le cause dei nostri litigi? Chi inizia? Come reagisce l’altro? Cosa ci aiuta a uscire dal momento di conflitto?

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