Autonomia e crescita

E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

“Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta”.
Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Genesi 2,18-24
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  • Il rapporto fra marito e moglie è per sua natura paritario. Nessun’altra relazione è così marcatamente alla pari (infatti, ogni volta che nel rapporto si insinua una superiorità, o una dipendenza, o qualcosa di simile, le cose nella coppia non vanno bene).
  • L’assoluta eguaglianza di lui e lei in un certo senso costruisce il matrimonio: il dono è reciproco, ciascuno dei due dona se stesso e riceve il dono dell’altro “se stesso”. Nessuno dà di più o di meno. Nessuno dei due ha più diritti, nessuno dei due più doveri. A maggior ragione, nessuno dei due è più importante dell’altro.
  • La crescita di una coppia, di una famiglia, deriva direttamente da questa relazione specialissima, di assoluta parità, che in un certo senso lascia tutte le altre relazioni umane in secondo piano. Anche quelle con i propri genitori, con i fratelli, gli amici. Sì, anche quelle con i figli. Tuo marito/tua moglie viene prima di loro.
  • Questo è il significato di quella sorprendente sottolineatura del passo della Genesi qui riportato. Prima di sposarsi – prima di quell’eloquentissimo “saranno una sola carne” – è necessario che avvenga qualcosa di molto preciso, per niente accessorio o accidentale: “l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre”. Prima, non mentre: non è una conseguenza, bensì una premessa, una conditio sine qua non.
  • Cosa vuol dire abbandonare? Non vuol dire soltanto cambiare indirizzo, non è solo trasferire calzini e pigiami in un altro cassetto. E’ qualcosa di molto radicale. E’ un taglio, una cesura: non si allontana semplicemente, lo sposo, ma per essere sposo deve dire proprio “d’ora in poi qualcosa cambierà nel nostro rapporto, cari papà e mamma”. Cosa cambia? La priorità: nelle relazioni, nelle decisioni, nel ricevere un parere, un consiglio, nella direzione da dare alla vita.

Alcuni dati dell’associazione matrimonialisti italiani mostrano che circa il 30% delle separazioni è dovuto come causa principale all’ingerenza delle famiglie di origine.
Sarà il caso di rifletterci, anche in un’ottica pastorale.
Non si tratta di “rompere”. Ma di uscire davvero dalla casa paterna e materna e trasformare la relazione con i genitori, uscendo dalla prospettiva dei figli per cominciare a prepararsi a quella dei padri e delle madri.
(…) Se non lo facciamo, se non ci incamminiamo su questa strada di “separazione” non saremo mai pienamente sposi e genitori. Né figli liberi, maturi e grati di quanto ricevuto. (dal blog Motivi di Famiglia)

  • Nelle coppie in cui permane una dipendenza – evidente o strisciante – di uno dei coniugi per i propri genitori, si genera da subito una grande sofferenza per l’altro coniuge. E sorprendentemente, il legame più forte, quello più difficile e importante da tagliare, è fra il maschio – il marito – e la propria madre. Non a caso la Bibbia parla proprio di lui! Questo si spiega con ragioni psicologiche: la madre di lui lotta per non perdere quella che spesso è l’unica ragione di vita, ciò per cui si sente indispensabile.
  • A volta però le mogli possono rendere tutto più difficile. Siccome nessun uomo ammette volentieri le proprie debolezze se non con la propria madre, una moglie criticona spinge letteralmente il marito a rifugiarsi da lei (o, in alternativa, in altre braccia meno innocenti). Se un malinteso senso di giustizia – a volte, per esempio, un eccessivo attaccamento alle questioni di principio – priva un marito del senso di accoglienza che dovrebbe venirgli in ogni momento dalla moglie, è “logico” che lo vada a cercare altrove.
  • E’ necessario alimentare la qualità della relazione con molta comunicazione, con tempi adeguati per stare insieme serenamente, e difendendo l’intimità e l’autonomia della coppia da qualsiasi ingerenza esterna, anche quella rivestita dalle migliori intenzioni.

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