Il Matrimonio come vocazione

Perché il matrimonio è un sacramento? Prima di tutto perché l’ha “inventato” Dio stesso!

Ogni aspetto della vita, come abbiamo visto, acquista un valore nuovo – più profondo – in Cristo: a maggior ragione, così è anche per questa realtà centrale della vita di una persona.

Ogni sacramento ha caratteristiche proprie, dà doni specifici; cioè genera nella vita della persona che lo riceve effetti specifici, che la tradizione della Chiesa chiama la “grazia” di quel sacramento.

Qual è la grazia propria del sacramento del matrimonio? E’ quella di realizzare, di rendere pienamente possibile il compiersi della vocazione al matrimonio.

Tutta la vita del cristiano è vocazione – cioè richiamo, appello, invito a realizzare un progetto di Dio su di lui.

Il sacramento del Battesimo ci ha immesso nel Suo disegno: realizzarlo in pienezza significa semplicemente diventare santi, cioè, in ultima analisi, realizzare pienamente noi stessi nella nostra profonda identità di figli di Dio.

Questo modo di vedere la santità la rende l’obiettivo “normale” della vita del cristiano, non ha nulla di “eccezionale” nel senso che non dovrebbe essere un’eccezione!

La testimonianza della vita santa di tanti cristiani rende evidente che la santità coincide con la pienezza dell’umanità: solo chi è santo è uomo – o donna – fino in fondo. Con tutto il gusto, la gioia, l’amore che la vita di una persona può contenere ed esprimere.

La vocazione al matrimonio è una specificazione di questa vocazione cristiana, e il sacramento la rende attuale, la realizza!

Tutti gli aspetti della vita a due vengono vivificati, rafforzati, sostenuti, nutriti da questa grazia.

Ma il dono non è esclusivo dei coniugi: attraverso di loro riverbera sui figli, sui parenti e gli amici, su tutta la società che viene “toccata” più o meno direttamente dall’amore dei due, vissuto in Cristo.

SPUNTI PER UN DIBATTITO

  1. Conosco coppie che hanno costruito famiglie tanto belle, che vorrei assomigliassero a quella che sto per costruire? In che cosa le considero dei “modelli”?
  2. Quando parliamo di come vorremmo che fosse la nostra famiglia, notiamo delle divergenze su come ciascuno dei due se l’immagina? Come affrontiamo questo fatto?
  3. Come NON vorremmo che fosse la nostra famiglia?

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L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo
e mi fissò negli occhi.
E poi decifrò la data scritta dentro la fede.
Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia…
Poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero
e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro.
Suo marito dev’essere vivo
– in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola
– pesano solo tutte e due insieme.
La mia bilancia d’orefice ha questa particolarità,
che non pesa il metallo in sé,
ma tutto l’essere umano e il suo destino.
L’amore non è un’avventura.
Prende sapore da un uomo intero.
Ha il suo peso specifico.
E’ il peso di tutto il tuo destino.
Non può durare un solo momento.
L’eternità dell’uomo passa attraverso l’amore.
Ecco perché si ritrova nella dimensione di Dio – solo Lui è l’Eternità”.

da “La Bottega dell’Orefice” di Karol Wojtyla – 1960