Io credo nella resurrezione della carne

di suor Maria Grazia Riva, in CulturaCattolica.it

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Io credo nella risurrezione della carne. Tra i tanti articoli del credo, dimenticati da certo cristianesimo adulto e da certa laicità emancipata, c’è senz’altro questo. Lo dimostrano le recentissime polemiche suscitate dall’esposizione del corpo incorrotto di san Pio da Pietrelcina. L’evento ha infastidito: si è parlato di feticismo, di esposizione macabra, di ostentata religiosità e forse d’altro ancora. Non crediamo che queste, come altre polemiche, possano minimamente scoraggiare il numerosissimo gruppo di fedeli affascinati dalla figura di questo grande santo dei tempi moderni, né ci sembra il caso di controbattere punto per punto certe evidenti e rozze e basse insinuazioni. Quello che ci sembra giusto dire è questo: il disprezzo del corpo così evidente in tanta pornografia, nella diffusa mercificazione della persona umana di ogni sesso ed età, così evidente nella cultura di morte che pervade moltissimi ambiti, anche sanitari, trova nell’oblio del dogma della risurrezione della carne una conferma evidentissima.

Siamo nati per morire, ma alberga nel nostro cuore il desiderio dell’immortalità. Dio stesso ha messo nel nostro cuore un tale desiderio e Cristo, che più di noi è nato per morire, l’ha portato a compimento aprendoci con la morte il valico dell’eternità. La Chiesa crede profondamente in questa verità e il rispetto del corpo ad ogni tappa della sua esistenza: dalla nascita a dopo la morte, è sempre stato al centro delle sue preoccupazioni educative.

Il segno più evidente che questa verità rimane è proprio nei santi. Dalla Vergine Madre, di cui non si conosce la tomba perché fu assunta in Cielo e gode già della resurrezione del suo corpo, a innumerevoli santi di ieri e di oggi il cui corpo è rimasto incorrotto, una lunga tradizione di segni e di fede attesta la dimensione eterna che ci attende.

Non è una novità assoluta nella plurimillenaria storia della Chiesa trovare il corpo di un santo perfettamente integro senza odore, le città d’Italia ne offrono innumerevoli casi e testimonianza, né è una novità presentare alla pubblica venerazioni tali spoglie incorrotte. Non è una novità e non è segno di attaccamento a pratiche obsolete e medioevali, è piuttosto un potente richiamo alla speranza e all’etica. Alla certezza che vale proprio la pena di vivere e di vivere bene, perché nulla di ciò che accade qua giù è indifferente all’eternità.
La nostra carne è tempio dello Spirito Santo e con più si nutrirà in vita di tale consapevolezza con più godrà della bellezza riservata alla condizione celeste. Da uno scienziato è stato, di recente, affermato che Dio non gioca a dadi con l’universo, ma tutto è preordinato da una misteriosa provvidenza. Dio non gioca a dadi neppure con ciascuno di noi. Il nostro corpo è destinato alla comunione con lui, al pieno e perfetto godimento del proprio stato del quale i godimenti terreni non sono che un pallido segno. Ben vengano allora tali e straordinari conferme da parte dei santi. Come a santa Bernardette e a Gemma Galgani si è aggiunto Padre Pio, si possano veramente aggiungere innumerevoli santi: da Giovanni Paolo II a Madre Teresa di Calcutta. A forse tanti e sconosciuti santi di cui chi scrive ha notizia certa, che anche dopo morte hanno avuto la grazia di testimoniare al mondo che il nostro corpo è prezioso per Dio. Questa mia carne risorgerà, cantava già il beato Giobbe, e i miei occhi vedranno dal vivo il Salvatore.

a picture of saint Bernadette's face

santa Bernadette Soubirous (immagine Wikipedia)