3. La sacramentalità del matrimonio

La nostra catechesi oggi affronta l’aspetto più bello e più grande del matrimonio cristiano.
Tutti sappiamo dal catechismo che il matrimonio è un sacramento. Che cosa significa questa affermazione? che cosa vuol dire: “è un sacramento”? Possiamo dare ordine alla nostra riflessione, dividendola in tre parti. Dapprima cercheremo di spiegare che cosa è un sacramento in generale; poi vedremo che cosa è il sacramento del matrimonio ed infine rifletteremo su alcune conseguenze di questo insegnamento della Chiesa.

1. Per capire un poco che cosa è un sacramento, possiamo partire da una esperienza molto comune che tutti abbiamo vissuto. Ci sono, nella nostra vita, degli avvenimenti, così come nella vita dei popoli, che sono così importanti che, a regolari intervalli di tempo, sentiamo il bisogno di ricordarli. Gli sposi celebrano, o comunque ricordano il giorno del loro matrimonio: si chiamano nozze d’argento, d’oro, di diamanti. La nostra patria, come tutte le altre nazioni, ricorda i fatti fondamentali della sua storia nelle feste civili. È questa un’esperienza molto importante e molto bella: fare memoria di un avvenimento, per conservarne sempre vivo il ricordo. Ovviamente non facciamo memoria di tutto quello che ci capita. Ci sono avvenimenti del tutto insignificanti e ci sono avvenimenti così importanti che hanno cambiato la nostra esistenza. Conosco degli sposi che ricordano esattamente luogo e tempo in cui si sono incontrati per la prima volta e perfino come erano vestiti in quel momento.
Teniamo, dunque, ben presente questa nostra esperienza e facciamoci ora una domanda: esiste un avvenimento assolutamente unico nella vicenda della nostra salvezza cristiana? un avvenimento centrale? Sì, esiste: questo avvenimento unico, centrale, fondamentale è la morte e la risurrezione di Gesù! Se voi prendete una sfera e la poggiate su un tavolo, qualunque sia la grandezza della sfera, essa tocca il tavolo solo in un punto: poggia tutta su un solo punto. Qualcosa di analogo avviene nella storia dell’umanità. Tutta la storia dell’umanità, dal primo uomo all’ultimo poggia su un solo momento del tempo: il momento della morte e risurrezione del Signore. Cercheremo ora di balbettare qualcosa su questa centralità dell’evento pasquale del Signore. D’ora in poi, useremo questo termine “evento pasquale” per dire morte e risurrezione del Signore.
Dunque, che cosa significa che l’evento pasquale è l’avvenimento centrale e fondamentale di tutta la storia umana? Semplificando un po’, possiamo dire che significa due cose.
Primo. Ciò che è accaduto in Gesù è ciò a cui ciascuno di noi è destinato. Ciò che stiamo dicendo è qualcosa di molto grande, perché ci svela il senso ultimo della nostra vita. Che cosa è accaduto in Gesù durante il suo evento pasquale? Il Figlio di Dio si era incarnato assumendo non una qualsiasi condizione umana, ma la nostra condizione, per essere solidale — lui assolutamente innocente — con l’uomo peccatore. Egli diviene pienamente partecipe della nostra stirpe peccatrice. Ma questa misteriosa, incredibile condivisione aveva uno scopo ben preciso: liberare ogni uomo dal peccato, cambiare radicalmente la nostra condizione peccatrice, reintrodurci nella giustizia e nella santità, nell’Alleanza col Padre. Come realizza questa trasformazione nella sua propria umanità? Egli muore in essa; questa condizione di peccato, “la carne di peccato” dice S. Paolo, è distrutta definitivamente perché non trattenesse più Cristo fuori della vera vita. Nell’immolazione del Calvario la nostra carne di peccato muore e in essa muore il peccato ed avviene il passaggio alla condizione gloriosa, cioè la risurrezione. Dobbiamo al riguardo non cadere in un equivoco. I Vangeli ci narrano il miracolo di tre risurrezioni: di Lazzaro, del figlio della vedova di Naim e della figlia di Giairo. Ma queste risurrezioni sono essenzialmente diverse dalla risurrezione di Gesù. Lazzaro è ritornato alla vita di prima e poi è risorto. Non era una vita nuova, gloriosa, immortale. Nella e colla sua risurrezione, Gesù fa passare la nostra umanità dalla condizione di peccato alla condizione di vita nuova, di santità, di eternità. S. Paolo scrive: “Cristo morì una volta per sempre; ora vive e vive per Dio” (Rom. 6, 10). Ecco, dunque, che cosa è accaduto nel Cristo: il passaggio, che si compie nella sua morte, dalla condizione propria alla stirpe peccatrice alla condizione della Gloria del Figlio primogenito di molti fratelli. Ora ciascuno di noi è precisamente pre-destinato da tutta l’eternità a realizzare in sé questo passaggio, il nostro destino, il nostro buon destino è di rivivere in Cristo questo “passaggio” e così diventare figli del Padre nella santità, nella gloria, nella vita eterna.
Dunque, ci eravamo chiesti: che cosa significa che l’evento pasquale è l’avvenimento centrale e fondamentale di tutta la storia umana? Significa prima di tutto questo: ognuno di noi è destinato a passare “da questo mondo al Padre in Gesù e per mezzo di Gesù e con Gesù morto e risorto.
Secondo. Ma vuol dire anche un’altra cosa, di conseguenza. Ognuno di noi, se vuole salvarsi dalla morte e dal peccato, deve in un certo senso “entrare in contatto reale” con la morte e risurrezione del Signore. Notate bene: ho detto “reale”. Vuol dire proprio fisico. Ricordate la donna che soffriva di emorragie, di cui parla il Vangelo? Ella pensava: io, se voglio guarire, lo devo in qualche modo toccare! Non è sufficiente leggere, meditare la Sacra Scrittura che racconta la Pasqua del Signore. È necessario, appunto, che noi siamo fisicamente, realmente inseriti nella morte e risurrezione del Signore.
Ma, a questo punto, tutti ci domandiamo: ma come è possibile avere un contatto reale? è semplicemente impensabile: la morte e risurrezione del Signore sono accadute duemila anni orsono. Come è possibile, come è pensabile avere un contatto con ciò che è accaduto nel passato? Ciò che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio: ciò che è impensabile per la ragione umana, non lo è per la Sapienza divina. I Sacramenti sono l’incredibile invenzione della potenza, della sapienza, dell’amore di Dio per rendere possibile a ciascuno di noi di “toccare realmente” il Cristo che muore e risorge e così essere trasformati come Lui, in Lui e per mezzo di Lui.
Allora che cosa sono i sacramenti? sono gli strumenti datici da Dio per inserirci nell’Evento pasquale del Signore così da essere realmente toccati, coinvolti e resi partecipi. In una parola: perdonati e santificati.
Vorrei concludere questo primo punto della catechesi con alcune precisazioni semplici, ma molto importanti.
I sacramenti non moltiplicano l’evento pasquale del Signore: esso rimane assolutamente unico; propriamente non lo rinnovano, poiché esso è sempre attuale e non invecchia mai; essi non si limitano a ricordarlo, poiché l’Evento pasquale è realmente presente nei sacramenti nel modo proprio a ciascuno. In sintesi: i sacramenti sono la presenza reale nella memoria della Chiesa della morte e risurrezione del Signore. È la presenza dell’amore di Cristo che ci salva, perché si costituisca la Chiesa.
Vedete, infine, come i Sacramenti sono il tesoro più grande che la Chiesa possiede: da essi dipende la sua esistenza stessa. La Chiesa può far senza di tutto, può essere spogliata di tutto. Ciò che le è assolutamente necessario sono i sacramenti poiché ciò che le è assolutamente necessaria è la presenza del Suo Sposo.

2. Dobbiamo adesso parlare in particolare di uno dei sette sacramenti, del sacramento del matrimonio. Ovviamente dobbiamo tener presente quanto abbiamo detto prima. Dunque la domanda fondamentale a cui cercheremo di rispondere, è la seguente: che cosa significa “il matrimonio è un sacramento”?
Precisiamo subito che quando ora parlerò di matrimonio-sacramento, sto parlando del matrimonio di cui ho parlato nelle catechesi precedenti. Cioè il matrimonio-sacramento è il matrimonio che ogni battezzato vive quotidianamente, nelle sue gioie e nei suoi dolori, nelle sue speranze e nelle sue preoccupazioni. È questo concreto matrimonio, questa quotidiana vicenda coniugale è il sacramento. Ma precisamente, che cosa significa: “è un sacramento”?
Se vi ricordate, nel punto precedente di questa catechesi, vi ho detto: i sacramenti sono gli strumenti (diciamo così) datici da Dio per inserirci nell’Evento pasquale del Signore così da esserne realmente toccati, coinvolti e resi partecipi. Dunque: il perché essi possano inserire la loro vita coniugale nella morte e risurrezione del Signore, così che la loro vita coniugale medesima ne è realmente toccata, coinvolta e resa partecipe. La morte e la risurrezione è realmente presente nella vita coniugale dei due battezzati. In che cosa consiste questa presenza? che cosa è concretamente e quindi concretamente come i due sposi sono realmente inseriti nella morte e risurrezione del Signore?
Per rispondere, devo fare prima una parentesi nella quale cercherò di spiegare il più facilmente possibile un concetto non facile, il concetto di partecipazione. Partiamo, come sempre, da un’esperienza molto semplice. Non vi è mai capitato di dire: “Questa persona e più bella, più buona di quella?”. Certamente. Ora riflettiamo un momento su come è possibile che noi facciamo un tale confronto. È chiaro che noi possiamo dire meno (bella, buona), più (bella, buona), perché abbiamo la percezione di una bellezza, di una bontà diciamo ideale, in base alla quale noi diciamo più… o meno… a seconda che si avvicina più o meno a quell’ideale. Altrimenti come potremmo fare una gradazione? Ma nello stesso tempo, le due persone comunicano nella stessa perfezione, la bellezza/la bontà, anche se in misura più o meno intensa. Noi parliamo, in questo caso, di partecipazione di due o più persone alla stessa perfezione. Allora che cosa è la partecipazione? Essa è un legame che unisce due o più persone fondato nel possesso della stessa perfezione spirituale, in rapporto ad un modello ideale in cui questa perfezione è piena.
Ritorniamo ora alla nostra riflessione sul matrimonio. La morte e risurrezione manifesta una perfezione di Cristo, al grado sommo. Vi ricordate come l’Evangelista S. Giovanni introduce il suo racconto della Passione: “… avendo amato i suoi… li amò fino all’estremo”. Ecco: si ha qui la rivelazione perfetta dell’amore di Cristo. Un amore del quale non se ne può pensare uno più grande: è l’amore infinito, oltre il quale non si può andare. Ora Cristo rende partecipi gli sposi di questo suo amore. L’amore coniugale con cui i due sposi si amano è lo stesso amore con cui Cristo ha donato se stesso sulla Croce, sia pure in un grado limitato. Lo stesso amore, di grado diverso. Vi ricordate? ci eravamo chiesti: “in che cosa consiste la presenza della morte-risurrezione del Signore nella vita coniugale dei due sposi?” Ora possiamo rispondere: consiste nel fatto che il Signore rende gli sposi partecipi della sua stessa capacità di amare, del suo stesso amore. Ci eravamo chiesti: “concretamente come i due sposi sono realmente inseriti nella morte-risurrezione del Signore?” Ora possiamo rispondere: sono inseriti, in quanto l’amore stesso con cui il Signore ha amato quando ha donato se stesso sulla croce, è effuso nel cuore dei due sposi. Dicevamo: sacramenti sono la presenza reale nella memoria della Chiesa della morte e risurrezione del Signore. In che senso questo è vero del matrimonio? in quanto nell’amore coniugale è presente l’amore stesso di Cristo che dona se stesso sulla Croce. Ora comprendete perché S. Paolo chiama il matrimonio un “grande mistero”? perché la Chiesa si prende tanta cura di esso?
Prima di procedere però, dobbiamo liberare subito la nostra mente da un possibile equivoco che potrebbe rovinare tutto. Non si deve interpretare tutto quello che ho detto nel modo seguente.
Cristo è il modello ed io, sposo/sposa, devo imitarlo. No, non è di questo che stiamo parlando. Il sacramento del matrimonio non è in primo luogo uno sforzo dell’uomo: è un dono del Signore. Non sei tu che ti devi sforzare di copiare un modello: non ne sei capace. È il Signore che ti fa dono della sua capacità di amare. Tu puoi solo accettare o rifiutare il dono. Dunque, non pensiamo in questo modo. Proseguiamo ora la nostra riflessione.
Il Signore, col suo Spirito, rende il cuore degli sposi capaci di amare come Egli ama. Ma il Signore non trova il cuori degli sposi allo stato puro. È un cuore in cui abita il peccato. O meglio: in cui abita l’incapacità di amare. Ora il primo miracolo che il Signore compie è di guarire il cuore degli sposi. La Chiesa chiama questa malattia presente nel cuore degli sposi concupiscenza. Non pensate subito alla sessualità. Non è di essa che stiamo parlando in primo luogo. È qualcosa di più profondo È l’incapacità di vedere la persona dell’altro nella sua pura dignità; è il tentativo continuo di dominarla, di farne uso per se stesso; è l’impossibilità di vedere nel corpo la bellezza e la preziosità della persona che merita stupore e venerazione, nel tentativo di staccare il corpo dalla persona, per farne oggetto di godimento. È il crollo della coscienza della persona del bene, del bello, del vero. Tutto questo è la concupiscenza. Ebbene, la prima cosa che avviene col sacramento del matrimonio è la guarigione da questa terribile malattia. La prima grazia del sacramento del matrimonio ha un carattere medicinale. È la medicina che può guarirci da questa terribile malattia della concupiscenza.
Ma l’aspetto più importante è quello di cui ho parlato e che potremmo chiamare elevante: l’amore umano che viene elevato, reso partecipe dell’amore di Cristo.
Terminiamo questo punto, chiedendoci: quando la sacramentalità del matrimonio raggiunge la sua perfezione? Ormai non dovrebbe essere difficile rispondere. Poiché il sacramento del matrimonio, come abbiamo detto varie volte, è lo stesso amore coniugale in quanto partecipa lo stesso amore di Cristo; poiché la più alta manifestazione dell’amore coniugale è quando gli sposi diventano “una sola carne” nel dono totale reciproco, allora la perfezione anche del sacramento la si ha precisamente nell’atto della perfetta unione spirituale e fisica degli sposi. Vedete quanto è grande la dignità del matrimonio!

3. In questo ultimo punto della nostra catechesi rifletteremo su alcune conseguenze di quanto abbiamo detto finora.
Provate ora a pensare come tutte quelle proprietà o caratteristiche dell’amore coniugale di cui ho parlato nelle catechesi precedenti ricevano una nuova luce. Chi può dire la fedeltà indissolubile dell’amore del Signore? Egli non ci ama perché ed in quanto a condizione che noi lo amiamo. Egli ci ama con una fedeltà assoluta. Allora come deve essere la fedeltà degli sposi? Chi può descrivere tutta la forza del perdono presente nel cuore di Cristo? fino a quante volte Egli è disposto a perdonare? sempre. Allora come deve essere la capacità di perdono reciproco nel cuore degli sposi? anche di fronte alle più gravi infedeltà!
Ma ora vorrei richiamare la vostra attenzione su un’altra conseguenza. Molti sentendo parlare della grandezza del matrimonio cristiano possono concludere che da una parte, allora, per vivere il sacramento del matrimonio bisogna essere santi e, dall’altra, non si vedono in questa condizione. Il punto è importante. Sì, è vero: la vocazione degli sposi è la vocazione alla santità. Niente di meno: alla santità. Tuttavia, in che cosa consiste la santità degli sposi? Semplicemente nell’essere fino in fondo, interamente sposi. Non devono cercare la santità fuori del matrimonio. Ma è importante, a questo punto, non dimenticare che questo cammino di santità è sostenuto precisamente dal sacramento del matrimonio, cioè dalla presenza dell’amore di Cristo che guarisce ed eleva. Agli sposi è chiesto solamente di non fare resistenza, di lasciarsi trasportare dal Signore.
Questo ci porta a prendere in esame un’altra conseguenza.
Dicevamo che i sacramenti sono la presenza reale della morte e risurrezione del Signore nella memoria della Chiesa. Questo è vero in grado eminente dell’Eucarestia. Pertanto, il sacramento in senso pieno, totale, perfetto è l’Eucarestia; gli altri sei lo sono in rapporto ad essa. È attraverso di essa che ci è dato di “toccare fisicamente” la persona del Signore che si dona nel sacrificio. Allora, è l’Eucarestia che rende possibile nel mondo l’impossibile: l’amore gratuito, puro, assoluto, senza limiti. Oh come aveva ragione Padre Pio quando diceva: “è più facile che la terra stia senza il sole, che non il mondo senza Eucarestia”. Allora, quale è la conseguenza? se la vocazione degli sposi è rivivere lo stesso amore di Cristo che dona se stesso, dove possono accostarsi a questo amore, se non attraverso l’Eucarestia? Non è possibile vivere il sacramento del matrimonio se non si partecipa all’Eucarestia.

CONCLUSIONE

Vorrei concludere con un piccolo racconto. Un contadino aveva vissuto tutta la sua vita in una grande miseria. Un giorno arrivò la fortuna: ereditò un ingente patrimonio. Per prima cosa, parte per la città dove passa l’intera giornata. Aveva comperato un bellissimo vestito e scarpe di gran lusso. Alla sera, stanco si addormenta sul marciapiede. Un’automobile quasi lo investiva. L’autista scende infuriato e grida: “almeno togli le gambe dalla strada”. Il contadino, svegliato in quel modo, si guardò le gambe e disse calmo: “passa pure, queste non possono essere le mie gambe: sono vestite troppo bene”.
Ascoltando quanto abbiamo detto durante questa catechesi qualcuno potrebbe pensare: “non sta parlando di me, del mio matrimonio; il mio è molto più povero, molto meno grande”.
E come quel contadino permetterà che si continui a parlarne male, perché tanto il matrimonio-sacramento di cui parla la Chiesa non può essere il proprio matrimonio: è troppo bello.
La tentazione più sottile in cui possiamo cadere è di pensare che il Signore non ci abbia amati fino in fondo, non abbia preparato per noi — come dice il Profeta — un banchetto di tante vivande e vini prelibati, ma solo un tozzo di pane duro ed un po’ d’acqua. No: il Signore ha donato agli sposi la partecipazione al suo stesso amore.

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