6. La preparazione al matrimonio

La catechesi di questa mattina affronta un tema di grande importanza pratica. Parleremo della preparazione al matrimonio. Probabilmente molte delle persone che mi stanno ascoltando, non sono direttamente interessate, perché già sposate. Tuttavia, prestino ugualmente attenzione. Esse hanno figli o figlie che si sposeranno e devono essere aiutati nella loro preparazione.

1. Il primo punto della nostra catechesi è costituito precisamente da questa convinzione: è necessario prepararsi al matrimonio. È necessario perché il matrimonio è una cosa molto seria, dalla quale dipende in larga misura la felicità o l’infelicità della propria esistenza. Se osserviamo il nostro comportamento, vediamo che sempre, quando dobbiamo affrontare qualcosa che riteniamo importante, non vi andiamo mai impreparati. Pensiamo, per fare solo un esempio, se una persona intende partecipare ad un concorso da cui dipende il suo lavoro. Essa non comincia a pensarvi qualche giorno o qualche ora prima. Spesso si prepara per molto tempo. Cerca tutti quei sussidi che pensa la possano aiutare per affrontare quell’esame. Si mette a studiare quelle materie che presume saranno oggetto di esame. Se può, parla con persone che hanno già sostenuto quell’esame per sapere più o meno quali domande faranno, quali prove si dovranno sostenere, e cosi via.
Dunque, vedete ci si prepara cercando i sussidi, studiando per conoscere la materia, parlando con persone esperte. Lasciamo per ora questo esempio sul quale ritorneremo più avanti. Se, dunque, per cose che sono certamente serie ci prepariamo, come è possibile non farlo per una cosa tanto seria come il matrimonio?

Non voglio ora dirvi perché il matrimonio è una cose seria. Dovrei ripetervi tutte le catechesi precedenti. Esse precisamente miravano a mostrarvi la grandezza, la bellezza, la preziosità, la santità del matrimonio.
Tuttavia oggi è spesso presente nei giovani un gravissimo errore che, se penetra nel loro spirito, impedisce loro qualsiasi preparazione al matrimonio. Questo errore di solito si formula nella loro mente in questo modo: “non ci preoccupiamo più di tanto; sposiamoci; se poi non va, c’è il divorzio e ciascuno se ne ritorna libero”. Questa attitudine oggi è molto diffusa. Essa è spaventosamente dannosa. È una delle più gravi disgrazie spirituali in cui possa cadere un giovane. Perché? Perché chi si prepara, sarebbe più giusto dire chi non si prepara così al matrimonio, può essere sicuro che il suo (pseudo-)matrimonio così costruito fallirà certamente. Per quali ragioni? Per una: perché i due non decidono mai di sposarsi, ma decidono semplicemente di convivere facendo uso uno dell’altro. È una sorta di contratto con cui si concede all’altro l’uso della propria persona fino a quando questo uso possa procurare piacere o benessere psichico. Ci troviamo nell’attitudine più anti-coniugale che esista. In che cosa consiste infatti la coniugalità, l’amore coniugale? lo abbiamo già detto varie volte nelle catechesi precedenti. Esso è il dono totale e definitivo della propria persona all’altro. L’amore, il vero amore non mette mai limiti di tempo, non mette mai condizioni. La persona dell’altro non è mai considerata come qualcosa di cui potersi servire per se stessi. Chi ama non dice mai alla persona amata: “come mi è utile che tu ci sia!” Non dice mai: “come mi piace che tu ci sia!”. Chi ama dice alla persona amata: come è bene, come è bello che tu ci sia! Introdurre nella relazione, nella comunione coniugale condizioni risolutive e introdurvi un germe patogeno che prima o poi semplicemente la distruggerà. Per questa ragione chi si prepara al matrimonio pensando che tanto poi, “se le cose non funzionano, c’è il divorzio”, pone le basi e le premesse per un sicuro fallimento.
Ma esiste oggi anche un altro fatto che impedisce una seria preparazione al matrimonio. È il fenomeno delle cosiddette “libere convivenze”. In che cosa consiste? I due giovani decidono di convivere come se fossero sposi, senza però nessun atto pubblico né religioso, né civile: è un fatto che riguarda esclusivamente loro due.
Alla radice di questo fatto che nelle grandi città soprattutto va sempre più diffondendosi, sta un’esperienza della propria libertà, del proprio amore, che si è completamente corrotta. E ciò può vedersi da due punti di vista.
L’amore coniugale non è mai un fatto che riguarda solo due individui. L’amore coniugale è un’esperienza nella quale la persuna stessa dell’uomo e della donna è pienamente coinvolta. Ora, la persona non è un individuo isolato: è nella comunità in cui vive. Il loro amore non è solo un fatto loro: è un evento nel quale si realizza anche il bene della comunità.
E scopriamo così la vera radice di questo fenomeno delle “libere” convivenze: l’individualismo. La libera convivenza è semplicemente la somma di due individui. Che cosa è, in che cosa consiste l’individualismo? È quell’uso della propria libertà nel quale il soggetto fa ciò che vuole, stabilendo egli stesso la verità di ciò che gli piace o gli torna utile. Non ammette che altri voglia o esiga qualcosa da lui nel nome di una esigenza oggettiva. Instaurandosi queste libere convivenze, diminuisce la stima del matrimonio e quindi la consapevolezza della necessità di prepararsi seriamente.
Abbiamo parlato finora della preparazione al matrimonio. Ma come abbiamo visto nelle catechesi precedenti, la comunità matrimoniale è intimamente orientata a divenire famiglia, attraverso il dono della vita. È una nuova prospettiva che ci illumina ancora più profondamente sulla necessità della preparazione.
Nelle catechesi precedenti abbiamo parlato a lungo della sublimità della vocazione e della missione di donare la vita ad una nuova persona umana, attraverso la generazione e l’educazione. È una tale sublimità che ci dice come i fidanzati devono prepararsi profondamente: generare ed educare una persona umana è l’opera più grande che si possa compiere. È molto più grande che costruire la cupola di S. Pietro. Questa finirà come tutte le cose di questo mondo. La persona umana non finirà mai, perché essa non appartiene a questo mondo. Appartiene all’eternità di Dio.
Dunque, concludendo questo primo punto della nostra catechesi, dobbiamo essere profondamente convinti della necessità di una profonda preparazione al matrimonio.

2. Ed ora riflettiamo sul secondo aspetto della nostra catechesi. È necessario prepararsi al matrimonio. Ma come prepararsi? Cerchiamo ora di rispondere a questa domanda. Proviamo a considerare che cosa facciamo, quando vogliamo prepararci a qualcosa, per esempio a svolgere una professione. È un esempio, ovviamente, per aiutarci a capire: il matrimonio non è una professione.
Si comincia ad acquisire, a venire in possesso di tutte le conoscenze che sono necessarie per esercitare quella professione: il medico deve conoscere come è fatto e come funziona il corpo umano; l’avvocato deve conoscere le leggi e cosi via. Chi si prepara al matrimonio, deve sapere che cosa significa sposarsi.
Ma questo non basta. Ogni professione esige dalle persone determinate qualità umane e spirituali. Può una persona pensare di fare il medico se non sopporta gli ammalati, se non ha pazienza con chi soffre? può una persona pensare di fare l’autista se non ci vede bene? Chi si prepara al matrimonio, deve educarsi ad acquisire qualità spirituali necessarie per vivere la vita matrimoniale.
Ma questo non basta. Ogni professione esige che chi si appresta ad esercitarla prenda contatto con chi è già esperto in essa: esservi come introdotto gradualmente.
I giovani medici fanno, si dice, la pratica negli ospedali; i giovani avvocati all’inizio lavorano nello studio di chi è già affermato nella professione. Chi si prepara al matrimonio deve essere guidato nel suo cammino verso questo stato di vita.
Vedete: quasi senza accorgercene, abbiamo individuato tutti i momenti essenziali della preparazione al matrimonio: Il primo: sapere che cosa significa sposarsi. È la base di tutto. Quanti giovani oggi si sposano, conoscendo veramente la grandezza, la dignità, la bellezza e quindi la responsabilità della vita coniugale? La radice della nostra libertà è la conoscenza della verità: chi è ignorante non è libero. Quale libertà, nel senso più profondo del termine, è presente in chi si sposa, senza sapere veramente che cosa è il matrimonio? Poi si dice: “Se avessi saputo…”. Allora è necessario premettere al matrimonio una vera, prolungata catechesi sul matrimonio. Certamente, ormai ovunque in Italia si fanno i corsi di preparazione al matrimonio. Parteciparvi è necessario, ma non basta. La riflessione profonda sul matrimonio esige tempo e calma.
E vorrei fermarmi al riguardo su due aspetti. Il primo. La realtà del matrimonio è una realtà santa, è un sacramento, come abbiamo lungamente spiegato nelle catechesi precedenti. Solo il Signore può introdurci nella sua comprensione. La prima preparazione al matrimonio consiste nella preghiera, la preghiera allo Spirito perché faccia penetrare nel cuore dei fidanzati la Verità, il Vangelo del matrimonio. È Lui solamente che può istruirli e far loro gustare la santità della vocazione matrimoniale.
Il secondo. Poiché ci si prepara in due al matrimonio, è necessario che questa scoperta della vocazione matrimoniale sia fatta assieme. I due fidanzati devono confrontare la loro idea di matrimonio. Sulle questioni essenziali deve esserci un accordo altrimenti è meglio lasciarsi. Quali questioni fondamentali? Le seguenti: l’indissolubilità del vincolo coniugale e quindi l’esclusione in ogni caso del divorzio; il numero dei figli e la loro educazione, soprattutto per ciò che riguarda la loro educazione religiosa; la maniera di realizzare la procreazione responsabile, escludendo la contraccezione. Come vedete, è necessaria una profonda confidenza fra i due fidanzati, fondata su un grande rispetto reciproco.
Il secondo: acquisire le qualità (le virtù) spirituali necessarie per vivere la vita coniugale. Non è sufficiente sapere che cosa è il matrimonio; è necessario disporci profondamente a viverlo. Come abbiamo detto nella catechesi precedente, esistono delle virtù che sono assolutamente necessarie per la vita degli sposi. Vi ricordate? l’amore coniugale, la castità, l’umiltà per esempio. Durante il fidanzamento deve esserci un’educazione a queste fondamentali virtù. Vorrei fare qualche esemplificazione.
I due fidanzati devono rendersi conto della necessità di correggere molti loro difetti. Devono aiutarsi a vicenda. La correzione reciproca è un atto di profondo amore. Perché il fidanzato non potrebbe, non dovrebbe dire alla fidanzata e viceversa: “Io cercherò di correggermi in tutto cio che di storto c’è nel mio carattere; però anche tu devi dirmi quali sono i miei difetti, che io forse non vedo, perché possa correggermi”.
Ma la cosa più importante è l’educazione al vero amore reciproco. È il punto centrale di ogni vero fidanzamento. Imparare ad amarsi è la più sublime delle scienze. È la scienza dei santi, si dice. Ed è vero: infatti la santità non è altro che la perfezione dell’amore. Ma come si impara ad amare? Dio si è fatto uomo per dirci che Egli è amore e per insegnarci che cosa significa amare. Allora andiamo alla sua scuola e vedremo che cosa significa amare.
Che cosa vediamo? Vediamo in primo luogo che Egli non tiene in considerazione il suo essere Dio: si spogliò della sua Gloria e la nascose nell’umiltà della nostra carne. Egli non volle piacere a se stesso: si assunse le nostre miserie, fino in fondo. Quale umiltà, quale rispetto profondo per ciascuno di noi! È nella contemplazione continua di questo amore che i fidanzati impareranno che cosa significa amare. È difficile tutto questo? Ascoltiamo che cosa dice S. Agostino:

“Tu senti Cristo che dice: “Il mio carico è leggero”, poi senti parlare dei martiri e di tutte le pene atroci che hanno dovuto sopportare per Cristo, e dici tra te: Come può un tale carico essere chiamato leggero? Ebbene, io ti dico che essi non soffrirono! Perché non soffrirono? Perché sopportarono tutte le torture mediante la carità. È essa il carico di Cristo che Egli si degna di imporci, esso si chiama carità, si chiama amore. Animato da essa ti sarà facile tutto ciò che prima era assai faticoso; sorretto da essa ti sarà leggero tutto ciò che prima giudicavi pesante. Prendi questo carico; non ti opprimerà, ti solleverà, sarà per te come delle ali… Accogliete questo carico e queste ali e se avete cominciato ad averle, fatele crescere… Un’ala è: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Mt 22, 37). Ma non rimanere attaccato ad un’ala sola, poiché se credi di averne una sola, non hai in verità neppure quella. La seconda ala è: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22, 39). Poiché se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? Aggiungi anche quest’altra ala e in tal modo potrai volare” (S. Agostino, Sermo 68, 13).


Certo l’amore esige la rinuncia al proprio egoismo: è questo il vero sforzo che dobbiamo fare.
Ma chi dice amore fra fidanzati, pensa anche al problema dei rapporti sessuali durante il fidanzamento. È un punto assai importante. Ne dobbiamo ora parlare serenamente. Il rapporto sessuale fra un uomo e una donna è un atto molto serio e molto grande: non è un gioco. Esso porta inscritto in se stesso un significato molto profondo. Quale? Esso dice donazione completa di se stesso: è il linguaggio del dono della propria persona e dell’accoglienza del dono che l’altro fa. La donazione completa è sempre anche definitiva. Il gesto sessuale implica e conferma un vincolo indissolubile fra le due persone, cioè il matrimonio. Ecco perché solo nel matrimonio, quel gesto è veramente umano: compiuto fra fidanzati è come una sorta di bugia che si dicono reciprocamente.

Ma c’è una ragione ancora più profonda che solo la fede può percepire. Dice S. Paolo:

“Voi non siete vostri, siete stati comperati… glorificate Dio nel vostro corpo”.

Che cosa significa? noi non apparteniamo a noi stessi: la fidanzata non appartiene a se stessa; il fidanzato non appartiene a se stesso: sono del Signore. Si può donare ciò che non si possiede? Il Signore fa dono della fidanzata al fidanzato precisamente nel matrimonio: il matrimonio è questo dono fatto da Dio medesimo. Prima è qualcosa di illegittimo. È come voler unire ciò che Dio tiene ancora diviso, cosi come dopo il matrimonio, volere separare ciò che Dio ha unito. Questo mistero — esclama ancora S. Paolo — è grande!

Durante il fidanzamento è necessario educarci a questo autodominio che è fatto di rispetto dell’altro.
Il terzo: la guida al matrimonio. Come si vede la preparazione al matrimonio è qualcosa di molto grande. I fidanzati devono essere aiutati, devono lasciarsi guidare. È molto importante una vera e propria direzione spirituale, durante il fidanzamento. Trovare qualche santo sacerdote al quale aprirci in piena confidenza perché ci guidi nella via del Signore. Inoltre, occorre che i fidanzati abbiano un dialogo molto profondo coi loro genitori proprio per tutti i problemi riguardanti il loro fidanzamento e la loro preparazione al matrimonio. Direttore spirituale e genitori sono le guide principali.

CONCLUSIONE

Ho terminato. Un grande rabbino ebreo scrisse: il vero esilio di Israele in Egitto fu che si era abituato a sopportarlo.
La vera disgrazia di tanti giovani è che si siano rassegnati a pensare che il vero amore sia impossibile, che la castità sia persino un male. È questo il vero esilio di tanti fidanzati oggi.
Risuoni il Vangelo del matrimonio nel loro cuore!

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