2. I figli, “preziosissimo dono del Matrimonio”

Iniziamo la nostra Catechesi con una bella affermazione fatta dal Concilio Vaticano II: “Il Matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli, infatti, sono il preziosissimo dono del Matrimonio”. Parleremo dunque, oggi dell’amore coniugale in quanto luogo in cui viene concepita ed educata la nuova persona umana.

Un dono

Cominciamo subito col notare quella parola, piena di bellezza e di mistero, che il Concilio, la Chiesa usa parlando della nuova persona: è un “dono”, anzi un dono “preziosissimo”. Un dono fatto da chi? un dono fatto a chi? che cosa significa che una persona è “in se stessa un dono”?

Il figlio è un dono fatto dal Signore. È questo uno dei misteri più profondi della nostra esistenza. Nessuno di noi è venuto all’esistenza per caso o per necessità. Ciascuno di noi è venuto all’esistenza perché è stato singolarmente voluto dal Signore: ciascuno di noi, prima di essere concepito sotto il cuore di una donna, è stato concepito nel cuore di Dio. Dio ha pensato a ciascuno di noi e ci ha voluti. Tuttavia, qui noi ci imbattiamo in un grande evento. Il Signore Iddio non ha voluto collaboratori quando ha creato l’universo materiale, ma quando decide di creare la sua creatura più preziosa, la persona umana, vuole avere cooperatori in questa sua opera, cioè gli sposi. Possiamo tentare di capire un po’ questo grande mistero. Se ci sono madri che mi ascoltano sono sicuro che saranno d’accordo su quanto dirò.

Quando la prima donna della storia, Eva, si rese conto per la prima volta di essere diventata madre, disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore” (Gen. 4, 1). Perché non disse: “Ho generato un figlio”? Possiamo avere una qualche esperienza che nel suo corpo è accaduto un atto creativo di Dio? Sì, con la seguente semplice riflessione. Quando due sposi vogliono diventare genitori e vogliono un bambino, non possono decidere che sia questi piuttosto che un altro. Chi sia in realtà il bambino/a da loro generato, lo vedono e lo sanno solo al momento della nascita e durante poi tutto il suo sviluppo.

Chi ha deciso che sia questi? Chi ha fatto essere questa persona piuttosto che un’altra? “Ho acquistato un uomo dal Signore” dice Eva. Cioé: il Signore mi ha donato questa persona. Dunque: all’origine di ogni persona sta un atto creativo di Dio. Ecco perché la persona umana non ha altro Signore all’infuori di Dio; ecco perché nessuno può disporre di se stesso e degli altri, come fossero nostra proprietà: ecco perché distruggere fisicamente o moralmente una persona umana, anche la più piccola, è un abominevole delitto contro Dio Creatore: un peccato che grida vendetta al suo cospetto. Ma ritorniamo al nostro tema.

Dunque, quando una nuova persona viene all’esistenza, Dio compie un atto di creazione: fa essere questa persona. Tuttavia, perché questo atto creativo possa accadere, è necessario che gli sposi, divenendo una sola carne, pongano le condizioni dell’atto creativo divino. Qui noi scopriamo la suprema grandezza dell’amore coniugale. Ascoltiamo quanto dice il Concilio Vaticano II: “Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla […] i coniugi sanno di essere cooperatori dell’amore di Dio Creatore come suoi interpreti”. Cooperatori dell’amore di Dio Creatore! Con l’atto del loro amore coniugale, gli sposi aprono lo spazio a Dio perché, se lo vuole, crei una nuova persona umana. Anzi, l’atto dell’amore coniugale, mediante cui gli sposi diventano una sola carne, è il tempio santo in cui Dio celebra la liturgia del Suo amore creatore. Se la Chiesa prende tanta cura perché il tempio in cui celebriamo la liturgia eucaristica dell’amore redentore, come non deve prendersi cura del tempio in cui si celebra la liturgia dell’amore creatore, l’amore coniugale, perché sia bello?

Il bell’amore

Vorrei ora precisamente riflettere con voi su due insegnamenti che la Chiesa ha dato proprio perché l’amore coniugale non cessi di essere il bell’amore, nello splendore della sua verità più profonda: cooperazione con Dio Creatore. Si tratta di due insegnamenti molto contestati, ma molto veri. Il primo dice che il ricorso alla contraccezione è sempre un atto ingiusto.

Noi possiamo comprenderlo pienamente e spiegarlo, solo ricorrendo ai valori di persona e di dono. Ogni uomo e ogni donna si realizzano pienamente solo quando fanno della loro vita un dono.

Questo è vero di ogni persona, sposata o non. Ma per gli sposi, il momento dell’unione coniugale costituisce un’esperienza singolarissima di quella verità, della verità del dono. È allora che l’uomo e la donna, nella verità della loro mascolinità e femminilità, diventano reciproco dono. Certo, tutta la vita nel matrimonio è dono; ma ciò si rende singolarmente evidente quando i coniugi, offrendosi reciprocamente nell’amore, realizzano quella reciproca comunione che fa dei due “una sola carne”. Ora, in alcuni periodi entra a far parte della reciproca donazione anche la capacità di donare la vita. Notiamolo bene. La fertilità umana non è un fatto puramente biologico: è una dimensione della persona. Essa può essere capita nella logica del dono. La fertilità della sposa è la capacità che ella ha di donare la paternità al suo sposo; la fertilità dello sposo è la capacità che egli ha di donare la maternità alla sua sposa.

Quando gli sposi, ricorrendo alla contraccezione, escludono positivamente questa dimensione della loro persona, essi alterano il valore di donazione insito nell’atto dell’unione coniugale. In questo modo, al linguaggio naturale che esprime la reciproca donazione degli sposi, la contraccezione impone un linguaggio obiettivamente contraddittorio, cioè il non donarsi totalmente all’altro. Si produce una falsità nel linguaggio dell’amore. Da una parte, questo è un linguaggio che in se stesso e per se stesso dice totalità di dono reciproco; dall’altra, in questo linguaggio si introduce una limitazione. Non si rispetta più l’ intima verità del dono, perché è nel senso che la contraccezione non è coerente con la verità oggettiva di colui e di colei che si donano.

È questa una delle ragioni più profonde per cui la Chiesa insegna che la contraccezione è sempre ingiusta. Mi rendo conto bene che si tratta di una visione molto grande dell’amore coniugale e della fecondità umana. Non è un “no” che la Chiesa dice, è un grande “sì” alla bellezza, alla grandezza, alla dignità dell’amore coniugale e degli sposi. Sempre per aiutarvi a capire questo stupendo “sì”, vorrei concludere con alcune riflessioni che, spero, renderanno più chiara la nostra catechesi su questo punto.

La prima. Il concepimento di una persona è il più grande evento che può accadere nella storia dell’universo. È quindi un atto che impegna al massimo le responsabilità dei coniugi. La procreazione deve essere responsabile. Questa responsabilità può anche esigere di non concepire per un certo periodo o di non procreare più. Può essere questo anche un obbligo grave davanti al Signore. In queste situazioni è lecito, allora, ricorrere alla contraccezione? Il Signore è mirabile nella Sua Sapienza. Egli ha disposto dei periodi di non fertilità nella sposa. Quando ci sono gravi ragioni per non procreare, quando esiste il dovere di non procreare, gli sposi devono astenersi nel periodo in cui la sposa è fertile, dall’avere rapporti coniugali. Non si comprenda tutto questo come una sorta… di tecnica. È qualcosa di molto profondo, un’attitudine dettata dall’amore. La scelta dei ritmi naturali comporta l’accettazione dei tempi della persona della sposa, e quindi del dialogo, del rispetto reciproco, della responsabilità comune del dominio di se stesso. Si approfondisce l’affezione coniugale, perché la sessualità è rispettata ed arricchita nella sua vera dimensione e non usata.

La seconda riflessione non è meno importante. Alcuni accusano la Chiesa di essere troppo dura, di non capire gli sposi, di allontanarli colla sua severità. Vorrei che gli sposi che mi stanno ascoltando, fossero particolarmente attenti ora a ciò che sto dicendo. La Chiesa dice la verità sull’amore coniugale, una verità che essa non inventa, non scopre: riceve dal Signore. Questa verità suona come rimprovero solo a chi ha già deciso di vivere contro essa. Per queste persone essa è dura, rigorosa, severa. Ma alle persone che non hanno deciso di vivere contro essa, ma che semplicemente sentono come essa sia difficile da vivere, la Chiesa dice: “non ti preoccupare, non avere paura! Il Signore ti dà la forza di vivere in pienezza la gioia della verità del tuo amore; ti perdona sempre, settanta volte sette, se tu ogni giorno cadessi settanta volte sette”. Brevemente, altro è dire: “questo non è vero”; altro è dire: “è vero, ma è difficile”.

La procreazione artificiale

Esiste anche un altro insegnamento della Chiesa, che si inscrive in una visione molto profonda e in una stima molto grande dell’amore coniugale e che, tuttavia, oggi è molto contestata. Si tratta del problema di ciò che oggi è chiamata “procreazione artificiale”. Ogni giorno, quasi, leggiamo sui giornali notizie di interventi sempre più invasivi nel processo del concepimento della persona: il concepimento in provetta, la maternità in età ormai avanzata e così via. Riflettiamo con serenità, con profondità su tutto questo.

E ripartiamo precisamente dall’insegnamento del Concilio Vaticano II che ha dato inizio alla nostra Catechesi di oggi: “i figli sono il preziosissimo dono del matrimonio”: cosa significa? Significa che non solo non si deve separare, mediante la contraccezione, l’amore coniugale dalla procreazione, ma anche che non si deve separare la procreazione dall’amore coniugale. Esiste una sola culla degna di concepire una nuova persona umana: l’atto dell’amore coniugale. Perché? Sono molte le ragioni. Riflettiamo su alcune.

Sostituire l’espressione dell’amore coniugale, come atto che sta all’origine del concepimento di una persona, con un’attività di carattere tecnico, un’attività di laboratorio equivale ad una sorta di “produzione” della persona. Ora si producono le cose, non le persone. Si possono fare le protesi di tutto: dei denti, dei reni, del cuore. Non si può fare la protesi dell’amore coniugale. Che cosa significhi introdurre la logica della produzione tecnica in un evento che deve essere dominato solo dalla logica dell’amore, possiamo vederlo da molti punti di vista.

Solitamente chi produce, si sente poi in diritto di dare un giudizio sulla riuscita del prodotto. Ed infatti, se l’embrione ottenuto in laboratorio non è giudicato sano, viene buttato. Ecco, vedete? è la logica della produzione che è entrata nei rapporti delle persone, prendendo il posto della logica dell’amore.

Spesso nella “produzione della persona”, poiché è di questo che si tratta, intervengono varie sostituzioni. Non è sempre la stessa donna che biologicamente ha concepito, ha portato in grembo la nuova creatura, è divenuta madre legale: ciascuna può prendere il posto dell’altra. Come è possibile pensare tutto questo? Solo se si pensa che concepire, portare in grembo, sia una funzione puramente biologica, senza che necessariamente vi sia profondamente coinvolta la persona della donna, nella sua irripetibile unicità.

La logica della “produzione della persona” è una distruzione della dignità della persona, perché implica la negazione che ogni e singola persona sia di una irripetibile preziosità. La conferma di ciò che sto dicendo è data da un fatto di cui a volte hanno parlato i giornali. Donne che hanno accettato di portare in grembo una creatura, per conto di un’altra donna, al momento della nascita non hanno più voluto darla. Ecco, vedete? L’intima verità della persona della donna si ribella.

Ma qualcuno potrebbe dire: “ma avere un bambino è un diritto degli sposi” oppure “ma avere un bambino è per me necessario, per la mia felicità”. Dobbiamo fare al riguardo due osservazioni.

  1. Non si ha mai diritto ad una persona; si può avere diritto ad una cosa. Essere qualcuno è infinitamente più che essere qualcosa: i miei diritti sono sempre diritti a qualcosa, non a qualcuno. Il figlio è affidato ai genitori come qualcuno, non come qualcosa.
  2. Non si può impostare il rapporto alla maternità e paternità nei termini di ciò di cui ho bisogno per la propria felicità o realizzazione. Nessuna persona è al servizio della felicità di un’altra; ciascuna persona ha una dignità infinita in se stessa e per se stessa. La persona non può mai essere considerata un mezzo per raggiungere uno scopo: mai, soprattutto, un mezzo per la propria realizzazione. Essa è e dev’essere solo il fine di ogni atto. Soltanto allora l’azione corrisponde alla verità della persona.

Come vedete, anche in questo insegnamento della Chiesa si manifesta semplicemente la grandezza e la bellezza dell’amore coniugale, del dono della vita. In una parola: della persona umana.

Le coppie senza figli

Non posso però terminare questa riflessione senza rivolgermi in modo particolare agli sposi che vivono la sofferenza della sterilità.

Il dono reciproco degli sposi non ha come fine solo il concepimento di una persona, ma è in se stesso mutua comunione di vita e di amore. L’amore non ha bisogno di essere giustificato: vale in sé e per sé. È a se stesso ragione di essere e premio. Dunque questi sposi non devono credere che il loro amore coniugale sia meno amore e meno coniugale a causa della sterilità.

Resta, però, una sofferenza nel loro cuore, spesso anche molto profonda. Che fare, allora?

In primo luogo, pregare perché il Signore stesso intervenga. Non dimentichiamo che molte figure, che sono centrali nella storia della salvezza, come Isacco, Samuele e Giovanni Battista, sono figli di donne sterili. Il Signore non ha perduto né la potenza di fare miracoli, né il desiderio di farli per la felicità dei suoi figli. Personalmente conosco due coppie di sposi divenuti genitori in modo che a tutt’oggi la scienza non può spiegare. I miracoli accadono anche oggi, se abbiamo fede.

Ma può essere che il Signore, nella sua misteriosa bontà, non intenda intervenire in questo modo. In questo caso, i due sposi devono chiedersi, e pregare, se il Signore non chieda loro di diventare papà e mamma di bambini abbandonati, sofferenti e privi di ogni affetto paterno e materno. Se non chieda loro, cioè, di ricorrere all’adozione.

Conclusione

Come è stato annunciato all’uomo che la salvezza era accaduta? “… troverete un bambino”. È il grande evento che ci riempie di stupore: Dio non ha chiuso le sue viscere di misericordia, perché continua la celebrazione del suo amore creatore.

Vai alla prima parte di questa catechesi

Vai alla terza parte di questa catechesi

Torna al profilo del card. Caffarra