4. La vocazione coniugale

Oggi dobbiamo riflettere su una dimensione profonda della vita coniugale. Il centro dell’insegnamento cristiano sul matrimonio è che “il matrimonio è un sacramento”. Che cosa significa? significa che l’uomo e la donna che si sposano, sono resi capaci di amarsi come Gesù stesso ha amato, donandosi sulla Croce. Nel loro amore è presente l’amore stesso di Cristo che dona Se stesso. È questa presenza la forza intima degli sposi, che li tiene uniti nonostante tutto, che li fa capaci di superare le difficoltà della vita coniugale, che dà al coniuge ingiustamente abbandonato la forza di rimanere sempre fedele a chi l’ha tradito.

Dunque, teniamo ben presente nella nostra mente questo insegnamento della Chiesa, perché la nostra catechesi oggi si basa tutta su di essa.

1. LA VOCAZIONE

Cominciamo da una grande idea cristiana: l’idea di vocazione. Vi prego: non pensate subito, sentendo pronunciare questa parola (vocazione), ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose. Essi hanno ricevuto, si pensa, la “vocazione”. Il punto che ora dobbiamo capire è il seguente: ogni battezzato ha ricevuto un vocazione. Vocazione significa “chiamata”: ogni cristiano è un chiamato. Sentite come si esprime S. Paolo:

“noi dobbiamo render grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti… chiamandovi” (2 Ts 2, 13-14).

In ogni chiamata o vocazione c’è uno che chiama, uno che è chiamato e c’è una ragione per cui è chiamato. Chi ci chiama? È Dio stesso, nel suo amore diretto e personale. Ciascuno di noi è stato pensato e voluto da Dio stesso. Noi ci siamo, perché Egli ha pensato a ciascuno di noi, ci ha voluti. Per che cosa ci chiama? Dio non fa niente per caso. Egli ha nel suo cuore un progetto su ciascuno di noi. Possiamo spiegare questa grande idea cristiana con un esempio al quale ricorrono normalmente i Padri e i Dottori della Chiesa. Chi vuole costruire un edificio, prima di tutto fa un progetto. Fatto il progetto, si inizia la costruzione. E la costruzione non è altro che la realizzazione del progetto. Il Signore ha disegnato un progetto per, anzi di ciascuno di noi. Egli inizia poi la costruzione della nostra vita quando ci crea e la continua durante tutta la nostra esistenza, fino al termine, nel momento della nostra morte.

“Dio mi ha creato perché io compia per Lui un determinato servizio. Egli mi ha assegnato un compito che non ha assegnato a nessun altro. Io ho la mia missione (posso non conoscerla mai in questa vita, ma mi sarà svelata nella vita futura..) dunque io devo confidare in Lui, in qualsiasi momento, in qualsiasi posto io sia. Non posso mai tirarmi indietro. Se sono ammalato, la mia malattia può servire a Lui; se sono nella perplessità, la mia perplessità può servire a Lui; se soffro, la mia sofferenza può servire a Lui” (J. H. Newman).

Nessuno di noi, in nessun momento della propria vita, è inutile, vive un’esistenza senza senso: ciascuno di noi ha un compito assegnatogli dal Signore.

È questa la vocazione. Ma ora dobbiamo fare una considerazione più profonda. Ogni battezzato, dunque, ha ricevuto la sua propria vocazione, il suo proprio compito: “a ciascuno è stato dato il proprio dono”. Tuttavia, nella Chiesa esistono delle vocazioni che sono di una particolare importanza per la Chiesa. Esse cioè contribuiscono in un modo speciale alla costruzione della comunità cristiana. Se vogliamo continuare ad usare l’immagine della casa, possiamo spiegarci nel modo seguente.

Certamente ogni mattone è necessario, è importante, poiché la casa è fatta di tutti e singoli i mattoni. Tuttavia, è facile vedere che per es. la funzione delle fondamenta è del tutto unica in una casa. Esse sono insostituibili; senza di esse la casa non starebbe in piedi, non esisterebbe. Avviene così, in un certo senso, anche nella casa di Dio che è la Chiesa. Esistono in essa dei battezzati che hanno ricevuto dal Signore un compito, una vocazione del tutto singolare perché la Chiesa sia edificata.

Voi chiederete: come si fa a riconoscere questi compiti speciali? e quindi sapere quali battezzati vi sono chiamati? Non è così difficile, come può sembrare. Questi battezzati sono investiti di questo compito da e per mezzo di un sacramento (o comunque mediante un atto pubblico). Il sacramento li abilita, li consacra a questo compito: esso è il segno efficace della chiamata di Dio a questa missione speciale.

È il segno: con questo gesto visibile, la Chiesa, tutti noi che siamo la Chiesa, sappiamo che Dio ha deputato questi battezzati a quel compito. È un segno efficace: è precisamente nel momento in cui il sacramento viene celebrato, che Dio, precisamente mediante il sacramento, chiama i battezzati a quel compito. Dopo, tutta la Chiesa deve riconoscere che essi hanno questa responsabilità, pubblicamente. Ecco: essi sono entrati in una particolare stato di vita che comporta anche dei diritti dentro la Chiesa. Vedete: che cosa stupenda è la Chiesa! Essa è veramente il Corpo di Cristo e perciò Cristo produce in essa questi doni o missioni dal cui esercizio fedele dipende il bene di tutti.

2. LO STATO CONIUGALE

Vorrei cominciare questo secondo punto della nostra catechesi, citando una pagina del più grande teologo della Chiesa, S. Tommaso D’Aquino:

“Vi sono alcuni che generano e conservano la vita spirituale (dei fedeli) mediante un compito (ministero) solamente spirituale: questo compete a chi ha ricevuto il sacramento dell’ordine. Vi sono alcuni che generano e conservano la vita spirituale mediante un compito fisico e spirituale. Questo compete a chi ha ricevuto il sacramento del matrimonio, mediante il quale l’uomo e la donna si uniscono per generare i figli ed educarli al culto di Dio” (Contra Gentes IV, 58, 3974).

Il testo è stupendo ed ogni sposo dovrebbe non dimenticarlo più. Cercherò ora di commentarlo brevemente.

Esistono nella Chiesa due sacramenti che sono molto simili fra loro: il sacramento dell’Ordine ed il sacramento del Matrimonio. Essi, infatti, consacrano coloro che li ricevono ad una vocazione, ad una missione, ad un compito nella Chiesa e per la Chiesa. Quale compito, missione? Il dono della vita: questa è la meravigliosa missione sia del sacerdote sia degli sposi. La differenza è la seguente: il sacerdote dona la vita solamente spirituale; gli sposi sia la vita fisica sia la vita spirituale. Esiste così una vocazione sacerdotale ed una vocazione coniugale; esiste una missione sacerdotale ed una missione coniugale; esiste uno stato sacerdotale nella Chiesa ed uno stato coniugale. La Chiesa si costruisce sulla base di questi due sacramenti e di queste due missioni. Così il grande teologo S. Tommaso.

Adesso lasciamo il confronto fra le due vocazioni e parliamo solo dello stato coniugale e della sua missione o compito nella Chiesa.

In primo luogo, vediamo in una nuova luce il sacramento del matrimonio. Esso consacra (in un certo senso) i due sposi ad un compito soprannaturale, così che vengono ad occupare una posizione particolare e permanente nella Chiesa. E poiché il Signore non fa nulla solo a metà, Egli — che è eternamente fedele — nel momento in cui consacra i due sposi al loro compito, dona loro tutta la luce e tutta la forza di cui hanno bisogno per compiere santamente la loro missione. Anzi, il sacramento ricevuto diventa come una sorta di “titolo” che richiama continuamente nel cuore degli sposi la grazia del Signore. È una consacrazione degna di profondo rispetto, di profonda venerazione perché con essa gli sposi entrano in un rapporto del tutto unico con Dio, come vedremo fra poco.

Ma ora è giunto il momento che ci domandiamo: quale è la missione a cui gli sposi sono come consacrati dal sacramento del matrimonio?

Per capirla, proviamo a fare una riflessione molto semplice. Noi iniziamo il Credo dicendo: “Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore…”. Ora domandiamoci molto seriamente: “ed io, quando sono stato creato?”. Non possiamo non rispondere: sono stato creato nello stesso momento in cui sono stato concepito. Ora prestiamo molta attenzione a questa risposta. Essa racchiude un mistero molto profondo. Dunque all’origine di ciascuno di noi sta sia un atto umano, quello dei nostri genitori, sia un atto divino, l’atto di Dio Creatore. Considerate la dolce condiscendenza del Signore. Egli non ha voluto avere cooperatori quando creò l’universo. Quando crea la creatura più preziosa, la persona umana, Egli chiede la cooperazione dell’uomo e della donna. Ecco la missione fondamentale a cui sono chiamati gli sposi: cooperare con l’amore di Dio Creatore nel dono della vita. Vi dicevo che il matrimonio è come una consacrazione che pone gli sposi in un rapporto del tutto unico con Dio. Quale rapporto? quello di essere deputati a divenire ministri dell’amore creatore di Dio, così come — ci ha insegnato S. Tommaso — i sacerdoti sono consacrati per essere ministri dell’amore redentore di Dio.

Bisogna però che approfondiamo meglio questo punto. La cooperazione con l’amore creatore di Dio non si limita, non può limitarsi al dono fisico della vita. Il Signore crea ogni persona predestinandola ad essere figlio in Cristo, ad essere figli nel Figlio. È una storia meravigliosa che ha inizio col nostro battesimo e si conclude nella vita eterna. Una delle tappe fondamentali di questo cammino è costituito dall’educazione, l’educazione alla fede. S. Tommaso diceva: al culto del Signore.

Ora sappiamo bene come la Chiesa ha sempre insegnato, che l’educazione compete in modo originario ai genitori e che nessuno può sostituirli normalmente. Anzi la Chiesa non ha mai permesso che si battezzassero i bambini contro la volontà dei genitori. Ora possiamo vedere come sia profonda la cooperazione coll’amore creatore di Dio. Essa non si limita a generare fisicamente la nuova persona umana. Essa consiste anche nella generazione spirituale della nuova persona umana. La nuova persona umana non ha solo bisogno di un utero fisico per essere concepito. Ha bisogno anche di un utero spirituale nel quale essere educato profondamente.

Ma più precisamente in che cosa consiste questa “generazione spirituale” o educazione? Ascoltiamo quanto il S. Padre dice, al riguardo, nella Lettera inviata alle Famiglie:

“In che cosa consiste l’educazione? Per rispondere a tale domanda vanno ricordate due verità fondamentali: la prima è che l’uomo è chiamato a vivere nella verità e nell’amore; la seconda è che ogni uomo si realizza attraverso il dono sincero di sé. Questo vale sia per chi educa, sia per chi viene educato. L’educazione consiste, pertanto, in un processo singolare nel quale la reciproca comunione delle persone è carica di grandi significati. L’educatore è una persona che “genera” in senso spirituale. In questa prospettiva, l’educazione può essere considerata un vero e proprio apostolato. È una comunicazione vitale, che non solo costruisce un rapporto profondo tra educatore ed educando, ma li fa partecipare entrambi alla verità e all’amore, traguardo finale a cui è chiamato ogni uomo da parte di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo”.

La missione che gli sposi sono chiamati a svolgere nella Chiesa, in vista della quale sono come consacrati dal sacramento del matrimonio, consiste nel dono fisico e spirituale della vita: nella generazione fisica e spirituale di nuove persone umane. Possiamo ora considerare il loro rapporto colla Chiesa.

S. Paolo dice che nessuno vive per se stesso, ma sia che viviamo, viviamo per il Signore, sia che moriamo, moriamo per il Signore. Ciascuno di noi vive nella Chiesa. Come vivono gli sposi nella Chiesa, in forza della loro missione? Vi ho già detto che devono essere i genitori a presentare la nuova persona umana venuta all’esistenza alla Chiesa, perché sia battezzata. Considerate quale grande mistero sia questo! In questo modo, la Chiesa, la famiglia di Dio, si costituisce di generazione in generazione. Attraverso la loro richiesta, gli sposi introducono le nuove persone nell’ambito della salvezza, che sarà donata attraverso il battesimo.

Quando poi i genitori cristiani educano nella fede i loro figli, essi lo fanno, per così dire, in nome della Chiesa. Non trasmettono la loro fede, ma la fede della Chiesa: li educano a pregare colla preghiera della Chiesa; a vivere secondo i precetti del Signore, trasmessi nella e dalla Chiesa. In una parola: è la Chiesa che esplica la sua maternità attraverso i genitori cristiani. Ascoltiamo ancora quanto dice il S. Padre nella già citata Lettera:

“Nell’ambito dell’educazione la Chiesa ha un ruolo specifico da svolgere. Alla luce della Tradizione e del Magistero conciliare, si può ben dire che non è soltanto questione di affidare alla Chiesa l’educazione religioso-morale della persona, ma di promuovere tutto il processo educativo della persona «insieme con» la Chiesa. La famiglia è chiamata a svolgere il suo compito educativo nella Chiesa, partecipando così alla vita e alla missione ecclesiale. La Chiesa desidera educare soprattutto attraverso la famiglia, a ciò abilitata dal sacramento del matrimonio, con la «grazia di stato» che ne consegue e lo specifico «carisma» che è proprio dell’intera comunità familiare”.

Possiamo dire concluso questo secondo punto della nostra catechesi. Dunque, in sintesi: il sacramento del matrimonio consacra gli sposi ad una particolare missione nella Chiesa, generare fisicamente e spiritualmente i nuovi figli di Dio.

3. ALCUNE CONSEGUENZE

In questo ultimo punto della nostra catechesi vorrei riflettere su alcune conseguenze di quanto ho detto nel punto precedente e richiamare la vostra attenzione su particolari problemi.

Una prima conseguenza si impone subito: la preparazione al matrimonio. Si tratta di una vera e propria scelta di vocazione. È necessario prepararsi allo stato coniugale, alla sua missione. Sono molte le iniziative che in tutte le Chiese si fanno. Pensiamo, per esempio, ai corsi di preparazione al matrimonio. Tuttavia questi da soli non bastano. Ricordate quanto diceva S. Tommaso d’Aquino? egli paragonava le due vocazioni, quella sacerdotale e quella coniugale. Ora come voi sapete, la preparazione al sacerdozio è lunga. E quella al matrimonio? può ridursi a quattro o cinque incontri? è necessaria una profonda preparazione spirituale fatta di preghiera, di prolungata meditazione sulla grande dottrina cristiana del matrimonio.

E proprio nel contesto di questo discorso, possiamo vedere una seconda conseguenza di ciò che ho detto. Ora potete capire quanto grande sia la stima che la Chiesa ha della sessualità umana quando dichiara illeciti i rapporti sessuali pre-matrimoniali. Vorrei aiutarvi con un esempio. Dopo molti anni passati in Seminario, in preparazione al Sacerdozio, si sente un profondo desiderio di uscirne e di cominciare a celebrare l’Eucarestia, a predicare il Vangelo, insomma ad esercitare il ministero sacerdotale. Che cosa allora succede? forse che si comincia senz’altro a celebrare l’Eucarestia? Certamente no. Ed anche lo facesse, non sarebbe una vera Eucarestia: sarebbe una sorta di commedia. È necessario ricevere il Sacramento dell’Ordine che consacra ad essere ministri dell’amore redentore di Cristo.

Quando due giovani sono fidanzati, sentono il desiderio di unirsi anche fisicamente, per esprimersi anche così il loro amore. Notate: sto parlando di fidanzamento, di un rapporto profondo, fatto di rispetto e reciproca venerazione. Non sta parlando di un uso puramente animale (non si può qualificarlo diversamente) della propria sessualità. Dunque, quei due giovani desiderano avere un rapporto sessuale. Che cosa allora succede? forse che ne sono abilitati senza la consacrazione del sacramento del matrimonio? Assolutamente no. Ciò che infatti essi si donano, la loro persona, non appartiene a loro stessi: appartiene al Signore. È una realtà santa di cui l’uomo e la donna possono disporre solo in nome di Dio. Nella loro unione fisica, essi sono chiamati ad essere il segno dell’amore stesso di Cristo e divenire cooperatori dell’amore creatore del Padre. Ed è solo con il sacramento che essi possono celebrare in verità questa santa liturgia.

Penso ora ad una difficoltà che può sorgere. Se questa è la missione degli sposi, che ne è allora delle coppie sterili, che non possono donare fisicamente la vita? Esse non devono turbarsi per questo, né ritenere di essere sposi di secondo grado. Infatti, essi sono il sacramento dell’amore di Cristo che dona Se stesso, attraverso il loro amore coniugale. Cioè: il loro amore coniugale è una realtà di una preziosità unica, come abbiamo spiegato nella catechesi precedente a questa. Poi, questi sposi devono chiedersi davanti al Signore se Egli non vuole che diventino genitori di bambini che ne sono privi, mediante l’adozione. Se, poi, al contrario, non si sentono chiamati a questo, nella Chiesa ci sono tanti spazi aperti per la loro vocazione educativa: si pensi alla catechesi.

Abbiamo terminato. Ancora una volta di fronte alla bellezza dell’amore coniugale e dello stato matrimoniale dobbiamo lasciarci prendere da un profondo stupore e dalla lode del Signore che ha fatto così bene ogni cosa.

Sia il Signore stesso, col dono del suo Spirito, a manifestarci ancora una volta questa bellezza e verità, perché gli sposi non cedano alle lusinghe del “padre della menzogna” che ci spinge continuamente su strade che sembrano facili e piacevoli, ma che ci portano alla morte. Non distogliamo mai il nostro sguardo dalla luce della Parola di Dio. ( 30/09/1994 )

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